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Il Re del Pop è tornato a regnare
Il boom del biopic "Michael" riaccende lo streaming: ma a chi vanno davvero i guadagni del suo catalogo?
Il successo globale del biopic “Michael“, diretto da Antoine Fuqua e interpretato da Jaafar Jackson, ha superato il miliardo di dollari d’incasso, diventando il film musicale di maggior successo di sempre e superando addirittura “Bohemian Rhapsody“.
L’impatto sul mercato musicale è stato immediato: negli Stati Uniti, gli ascolti on demand del catalogo di Michael Jackson sono aumentati a 137,5 milioni in una sola settimana (+146%), riportando in cima alle classifiche storici successi come “Billie Jean”, “Beat It”, “Thriller” e “Smooth Criminal“.
Questo recente incremento economico solleva tuttavia un interrogativo fondamentale: a chi sono destinate oggi le entrate derivanti da queste riproduzioni? Per comprendere appieno la questione, è necessario disaggregare i diritti di composizione (musica e testo, di pertinenza degli autori e degli editori) dai diritti del master (la registrazione sonora specifica).
Tuttavia, non tutte le composizioni musicali di Jackson furono da lui stesso scritte: brani di grande rilevanza come “Thriller” (composta da Rod Temperton) o “Man in the Mirror” (di Siedah Garrett e Glen Ballard) generano diritti d’autore che vengono attribuiti ai rispettivi creatori e eredi, lasciando a Jackson solo la quota relativa all’interpretazione; diversamente, per le composizioni scritte dal Re del Pop, quali “Billie Jean” e “Bad“, l’artista figurava anche come autore.
Di conseguenza, i proventi derivanti dalle vendite vengono oggi distribuiti tra vari soggetti: le registrazioni soliste principali sono condivise tra Sony Music Group e l’Estate of Michael Jackson, i master dell’epoca Motown sono di proprietà del gruppo Universal, mentre le quote editoriali dipendono da chi ha firmato i singoli testi e melodie.

