Patty Pravo non immagina Sanremo 2026: ci torna. Perché un palco, dice nel corso di un’intervista con il magazine Vanity Fair, si capisce solo salendoci sopra. «Non è che mi metto a casa a cantare Opera davanti allo specchio. È un palcoscenico. E qual è il posto migliore per un’artista, se non un palcoscenico?».
Nessuna nostalgia, nessuna spiegazione superflua: Patty entra ed esce dalle cose con la naturalezza di chi non ha mai dovuto giustificarsi. A 77 anni, undici Festival alle spalle e una carriera da oltre centoventi milioni di dischi venduti, Nicoletta Strambelli torna all’Ariston dal 24 febbraio con Opera, brano scritto da Giovanni Caccamo e arrivato — racconta — «da un sogno». Il numero le piace: «Undici sa di scuola, ma è un voto impossibile».
A marzo uscirà il suo ventinovesimo album, che presenterà nei musei. «I negozi di dischi mi sembravano un pasticcio. I musei uniscono musica e cultura. Ma non fatemi un monumento». Eppure l’hanno spesso definita un’opera d’arte. «Forse da bambina, quando ero Nina. Veneziana, sorridente». Sessant’anni dopo Ragazzo triste, non piange più facilmente. «Magari canto e mi emoziono». Il presente, però, la preoccupa: «È un momento difficile per tutta l’umanità». E sulla musica di oggi conclude: «Tutto è grande. Ma la musica va anche ascoltata».
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