È ‘Una battaglia dopo l’altra’ di Paul Thomas Anderson, il miglior film degli Oscar arrivati alla 98esima edizione. Una vittoria piena, con sei statuette, che, consacrano il successo personale del regista, anche produttore, insieme a Sara Murphy. Sei Oscar per: film, regia, montaggio, sceneggiatura non originale, attore non protagonista Sean Penn (assente alla cerimonia), e, per la prima volta, premio anche al miglior casting.
Si tratta di una commedia politica, che, racconta le avventure di un gruppo di rivoluzionari, i French 75, che organizzano azioni di guerriglia per liberare immigrati clandestini detenuti in campi di prigionia. “Non sono un politico, sono un cineasta”, specifica Paul Thomas Anderson e spiega: “dovrebbe essere solo un film d’azione su un uomo che cerca di riavere sua figlia. Ma quello che vedo ogni giorno, mi pesa sul cuore per il mondo”.
Esce, quindi, ridimensionato dalla serata ‘Sinners’, che, con 16 nomination aveva superato ogni record. E, invece, si è fermato a quota quattro: sceneggiatura originale, fotografia, colonna sonora e attore protagonista, con Michael B. Jordan. E’ lui a trionfare come miglior attore, nella doppia interpretazione dei gemelli Smoke e Stack, capace di battere il favorito della vigilia Timothée Chalamet, star come Leonardo DiCaprio e Ethan Hawke. L’artista trentanovenne ha dedicato il trofeo, ai suoi genitori, in particolare, al padre arrivato dal Ghana per la cerimonia, ma ha voluto anche ringraziare coloro che lo hanno preceduto: Sidney Poitier, Denzel Washington, Jamie Foxx, Forest Whitaker e Will Smith. “Lo sento, so che volete che io abbia successo, e io voglio farlo perché avete creduto in me”, ha ricordato nel suo intervento.
Nessuna sorpresa tra le attrici: vittoria annunciata per Jessie Buckley, per Hamnet, già candidata come non protagonista per ‘La figlia oscura’. L’artista irlandese, dal palco del Dolby Theatre di Hollywood, ha salutato la famiglia : “mamma, papà, grazie per avermi insegnato a sognare e a non farmi mai definire dalle aspettative,
ma a coltivare la mia passione”.
‘Frankenstein’ di Guillermo del Toro, ha conquistato tre Oscar, tutti per categorie tecniche: scenografia, trucco e acconciatura, costumi.
In una cerimonia con pochi riferimenti politici e d’attualità (il conduttore Conan O’Brien si è limitato a fare qualche battuta sul caso Epstein e sulla polemica che ha investito Chalamet per le sue dichiarazioni contro l’opera e il balletto), si è fatta sentire la voce di Javier Bardem, che nel presentare le candidature per il
miglior film internazionale, vinto dal norvegese ‘Sentimental Value’ di Joachim Trier, ha esordito con “No to war and free Palestine”. Per il resto, la serata è scivolata via all’insegna dello spettacolo.
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