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Oggi sono cibi di lusso, ma una volta erano considerati disgustosi

Quando mettere in tavola un'aragosta significava povertà...

Oggi mettere in tavola aragoste, tartufi, tagli di carne pregiata o alcuni liquori è considerato un vero status symbol gastronomico, segno di ricchezza, disponibilità economiche e appartenenza all’alta società.

E se vi dicessimo che una volta alcuni di questi cibi erano considerati appena commestibili? Nell’Ottocento, ad esempio, mettere in tavola l’aragosta significava essere in estreme ristrettezze, tanta fame e poche (molto poche) risorse!

L’aragosta non è l’unico “alimento luxury” ad aver avuto un passato piuttosto sfortunato: 
proprio come lei, il caviale era considerato un alimento per disperati e nel XIX secolo veniva addirittura servito ai detenuti. Era così poco apprezzato da causare diverse rivolte sanguinose. 

Nell’antico Egitto, in epoca faraonica, le grosse bistecche accompagnate da patate erano una punizione umiliante per bambini maleducati. Fino a pochi decenni fa, i veri altolocati mangiavano una dozzina di piccole bistecche, inserendone in bocca il maggior numero possibile alla volta.

I rarissimi quanto costosissimi tartufi erano conosciuti un tempo come “funghi stupidi” un po’ ovunque nel mondo. Erano incredibilmente economici tanto da essere serviti come condimento da poco: si narra che Napoleone abbia quasi perso il controllo del suo esercito dopo aver servito ravioli al tartufo bianco a ogni pasto per un mese nel tentativo di ridurre i costi. Pare che, dopo una gentile sommossa, il menù sia cambiato.

Gli appassionati di whisky sapranno senza dubbio che il Johnnie Walker Blue Label è il top di gamma e una bottiglia arriva a costare fino a 160 euro!
Bene, nel Rinascimento era dato come premio alla servitù perché considerato “da poveri”.

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