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Radio Monte Carlo Articoli Musica La musica jazz cambia il sapore del vino

La musica jazz cambia il sapore del vino

Ascoltare musica dal vivo durante una degustazione aumenta la piacevolezza del vino

Un calice importante, un’atmosfera soffusa, le note di un trio jazz in sottofondo. Non è soltanto una questione di mood o suggestione estetica: la musica può modificare concretamente la percezione del vino. A confermarlo è una recente ricerca dell’Università di Pisa realizzata insieme al CNR e pubblicata sulla rivista scientifica Foods, secondo cui ascoltare musica dal vivo durante una degustazione aumenta la piacevolezza del vino, persino quando le melodie sono malinconiche o nostalgiche.

Lo studio, sviluppato nell’ambito del progetto “Cantina 5.0”, ha analizzato il comportamento di decine di partecipanti durante eventi enologici accompagnati da musica live. Il risultato è stato sorprendente: il vino veniva percepito come più piacevole indipendentemente dal tono emotivo dei brani eseguiti. Le composizioni energiche amplificavano maggiormente l’esperienza, ma anche quelle più intime o malinconiche contribuivano a elevare la qualità percepita della degustazione.

Secondo i ricercatori, il fenomeno è legato al modo in cui il cervello integra emozioni, ambiente e sensazioni gustative. Il gusto, infatti, non agisce mai in modo isolato: è parte di un’esperienza multisensoriale complessa in cui il suono ha un ruolo molto più centrale di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

Non è la prima volta che il mondo del vino incontra la musica in chiave scientifica. Negli ultimi anni numerosi studi di gastrofisica e neuromarketing hanno dimostrato come il suono influenzi non solo il piacere della degustazione, ma anche le decisioni d’acquisto. Musiche lente e raffinate, ad esempio, tendono a orientare i consumatori verso vini percepiti come più prestigiosi e costosi, mentre brani troppo riconoscibili rischiano di distrarre e abbassare il coinvolgimento sensoriale.

C’è poi chi si è spinto oltre. Il direttore d’orchestra Beppe Vessicchio ha dedicato anni di sperimentazione agli effetti delle vibrazioni armoniche sul vino, sostenendo che determinate frequenze musicali possano modificare la percezione di morbidezza, equilibrio e persino evoluzione aromatica del calice. Una teoria che continua a dividere il mondo scientifico, ma che affascina sempre di più produttori e appassionati di alta enologia.

Nel frattempo, l’hospitality di fascia alta ha già compreso il valore di questa connessione. Oggi la progettazione sonora di ristoranti, wine lounge e cantine esperienziali è diventata parte integrante del racconto gastronomico. Non semplice intrattenimento, ma uno strumento capace di influenzare emozioni, memoria e percezione del gusto.

In fondo, il lusso contemporaneo passa anche da qui: dalla capacità di trasformare una degustazione in un’esperienza immersiva, dove ogni dettaglio — dal calice alla playlist — contribuisce a costruire un ricordo.

(foto Getty Images)

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