Il Segnalibro: la puntata di domenica 22 marzo
I libri più emozionanti e le interviste con gli scrittori più amati: tutto il piacere di leggere ogni domenica alle 12 con Il Segnalibro
C’è tutta l’emozione che solo i libri più appassionanti riescono a regalare, nell’appuntamento di Radio Monte Carlo “Il Segnalibro”.
Ogni domenica, alle 12 viaggiamo alla scoperta dei libri da non perdere. Nuovi romanzi e volumi da riscoprire. Pagine per commuoverci, ridere, imparare ed emozionarci sempre. Con le interviste agli autori più amati.
Tutto il piacere di leggere per un appuntamento imperdibile. Solo su Radio Monte Carlo.
I libri di domenica 22 marzo:
Luigi Nacci, Il tempo dei semplici – Einaudi
Il tempo dei semplici è «il libro del figlio»: il canto della vulnerabilità, alimentato dal desiderio di salvare tutto ciò che di limpido e saggio può essere salvato in una famiglia sul punto di sgretolarsi; il canto dell’amore che si oppone come una diga alla malattia e al tempo. A raccontare in prima persona è proprio il figlio, che guarda i suoi genitori – immigrato da un Sud povero lui, triestina di un quartiere altrettanto povero lei – invecchiare. Loro si amano, loro lo amano, lui li ama, la vita è tenace ma la fine è inevitabile. La madre che inizia a comprare i ravioli al supermercato anziché farli in casa, il padre che una volta aggiustava tutto e ora si arrende al cospetto delle cose rotte. «Non ne comprano di nuove, – dice il figlio. – La casa è piena di cose vecchie e rotte. A volte penso che le cose, per farsi sacre, debbano prima rompersi».
Eppure è la bellezza a rischiarare ogni gesto: il padre e la madre che salutano il figlio dalla finestra brillando come una stella sola o che fanno mille chilometri per contemplare insieme il tramonto su una panchina, il padre che sposta le lumache nel parcheggio per salvarle o la madre che prende i suoi capelli caduti e li trasforma in coriandoli. Perché anche nell’approssimarsi della fine possiamo splendere.
Come in un film muto che di colpo acquista la parola, Nacci ci fa vedere Trieste e le terre che la circondano e quelle ancora piú lontane con gli occhi dei semplici: il padre mandato in caserme di confine senza acqua o elettricità, la madre che ha preso solo due treni in tutta la vita, lo zio portuale che cerca la verità nelle osterie, o i ragazzini – figli di istriani, di slavi, di meridionali, di rom – che non hanno mai letto una pagina di Svevo o messo piede su una barca ma sanno riparare un carburatore con la bora a 100 km/h. È la Trieste degli ultimi che si nasconde dentro la Trieste dei fasti mitteleuropei. Un confine dentro il confine. Un margine che può illuminarci, se lo sappiamo guardare.
Luigi Nacci è insegnante, giornalista e guida naturalistica. Ha studiato letteratura e ha esordito come poeta, poi ha incontrato il cammino e la sua vita è cambiata. Lo ha raccontato in quattro saggi narrativi: Alzati e cammina (Ediciclo 2014), Viandanza (Laterza 2016), Trieste selvatica (Laterza 2019) e Non mancherò la strada (Laterza 2022). Nel 2021 ha curato Spirito libero e sangue caldo, l’autobiografia di una donna rom, per Ediciclo. Per la stessa casa editrice dirige la collana «La biblioteca del viandante». I suoi piú recenti libri in versi sono Quel che il lampo ha da dirti (Pordenonelegge – Samuele Editore 2025) e Passa come una luce (Istituto di Cultura della Città di Danzica 2026). Per Einaudi ha pubblicato nel 2024 il romanzo I dieci passi dell’addio.
Alberto Bolognesi, È stato tutto semplicissimo – Come essere un lofiforme – Gruppo Albatros Il Filo
Alberto Bolognesi firma un romanzo intenso, ironico e profondamente contemporaneo che attraversa adolescenza, amore, politica, ossessioni e metamorfosi interiori. Il libro racconta la storia di Bruno Carbonara, trentaduenne “di umana intensità”, sospeso tra slanci visionari e brutali risvegli alla realtà.
Bruno è stato bambino fantasioso, adolescente innamorato, adulto smarrito, amante disperato, politico in ascesa. È stato rana, corpo gassoso, fluido in cerca di contenitore. E soprattutto è stato un lofiforme: il pesce degli abissi che, per sopravvivere, si fonde con l’altro fino ad annullarsi. Accanto alla dimensione privata, emerge quella pubblica: Bruno si ritrova nel cuore della politica nazionale, durante un voto di fiducia in Parlamento. Lì, tra retorica, comunicazione e costruzione dell’immagine, si consuma un’altra trasformazione: quella dell’identità che si fonde con il ruolo. Con una scrittura che mescola filosofia, cultura pop, biologia, sport, religione e scienza, Bolognesi costruisce un testo che parla alla generazione cresciuta tra illusioni meritocratiche, precarietà emotiva e desiderio di fusione totale.
Alberto Bolognesi è nato in Piemonte e vive a Milano, dove lavora da oltre trent’anni come legale d’impresa, esperto in diritto d’autore e contratti per cinema e tv. Appassionato di storie, immagini e narrazioni, ha sempre coltivato una scrittura personale e riflessiva che trova ora piena espressione in questa sua prima opera letteraria. Sportivo da sempre, crede nella disciplina del corpo e della mente. È stato tutto semplicissimo ‒ Come essere un lofiforme è il suo esordio narrativo, in bilico tra realtà e invenzione, introspezione e satira del mondo del lavoro.
Cecio Bonomo e Mam Gagliani- Internati – Rizzoli Illustrati
C’è chi tifa e c’è chi vive la propria squadra. Cecio e Mam appartengono alla seconda categoria: interisti fin nel Dna, cresciuti a pane, sofferenza e triplette. Da anni condividono con un gruppo di amici la loro fede nerazzurra nella chat WhatsApp InterNati, un segretissimo e animatissimo covo di animi impavidi, ironici e irrimediabilmente malati d’Inter. Tra esultanze al cardiopalma, crisi di nervi al novantesimo e litri di caffè (o di birra), i due autori ci conducono in un viaggio esilarante dentro la mente e il cuore del tifoso interista. Storie vere, aneddoti assurdi, superstizioni inspiegabili e battute al vetriolo si intrecciano in un racconto corale che celebra la passione più irrazionale e bellissima del mondo: quella per l’Inter. InterNati è un inno all’amicizia, alla follia calcistica e a quella fede indelebile che, nonostante tutto, non si spegne mai. Perché essere interisti non è una scelta. È una condanna meravigliosa.
Francesco «Cecio» Bonomo nasce a Milano nel luglio del 1955 da famiglia interista da ambo i rami. Diventa «Cecio» praticamente subito: la sorella più grande non sa pronunciare l’impegnativo Francesco, che viene dimenticato da tutti o quasi. Nel marzo del ’61 subisce a San Siro la stessa folgorazione che colpisce John Belushi nella chiesa Gospel: vede la luce e ha i colori del cielo e della notte. Da quel momento nulla sarà più come prima.
Alla fine del liceo i genitori lo spediscono negli Stati Uniti per cercare di distrarlo dalla fissazione; lui lavora, diventa uomo, ma il giorno del ritorno in patria chiede di andare a San Siro direttamente da Malpensa, senza passare da casa. Pensionato con quarant’anni di industria tessile alle spalle, si occupa di energie rinnovabili d’inverno e fa il gelataio da marzo a ottobre su una spiaggia di Mallorca. Ha due figlie femmine e un figlio maschio (più interista di lui) e la stessa moglie, compagna, complice e amica, da quasi quarant’anni. Avendo sempre scritto di Inter per puro diletto ,dalla nascita della chat InterNati nel 2017 veste i panni di storico e custode della memoria nerazzurra, guadagnandosi il nickname di «Vate».
Massimo «Mam» Gagliani: lo chiamano «Mam» da quando ha memoria, un nome nato per gioco, regalo di sua sorella Iaia. «Mam» non è più andato via: è diventato il nome dell’amicizia, degli scherzi e del calcio fangoso nei prati di provincia. È il fanciullo senza età, fuori dalle regole della professione. Dentista per tradizione, ormai superati i sessanta, ha dedicato metà della sua vita all’Università, coltivando il lavoro con innata curiosità, senza mai trascurare il gioco e ha deciso di viaggiare tra fotografia, scrittura, cavalli, calcio, e quant’altro trovi stimolante per non perdere la fantasia. Ha una moglie, Alessandra (medico dell’anima e del cuore), e tre fantastici demonietti: Trikky (Valentina, avvocato), Cioci (Giacomo, dirigente nel mondo del calcio) e Titto (Alessandro, intelligenza non codificabile).

