I migliori Leoni d’Oro della Mostra del Cinema di Venezia: “Rashomon” di Akira Kurosawa
Nel 1951 il giapponese vinse il suo unico Leone d’Oro alla kermesse cinematografica. Il ricordo del maestro.
A 9 giorni dall’apertura ufficiale della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (che si chiuderà l’8 settembre), sul sito ufficiale della manifestazione ecco il ricordo di Akira Kurosawa, il maestro del cinema giapponese che ha regalato alla storia pellicole cinematografiche di grandissimo spessore. In particolare l’artista viene omaggiato per il suo film “Rashomon” con il quale nel 1951 ha vinto proprio il Leone d’Oro in laguna, oltre che il premio Oscar come miglior film straniero.
Uscito nei cinema giapponesi il 25 agosto 1950 e arrivato in Italia poco dopo, “Rashomon” è una storia che racconta la perfettibilità dell’essere umano e la difficoltà di arrivare alla verità: dopo l’omicidio di un samurai, 4 testimoni danno altrettante versioni diverse del fatto, ognuno accusando se stesso dell’assassinio in una sorta di espiazione dei peccati. Kurosawa utilizza un semplice pretesto per narrare una storia che Nietzsche riassumeva molto tempo prima con una frase: «non esistono fatti puri, ma solo interpretazioni, cioè fatti interpretati dai soggetti umani».
Tra bugie, manipolazioni della verità, suggestioni e mezze verità, i protagonisti della vicenda risultano tutti narratori inaffidabili e il mistero della morte del samurai diventa così sempre più fitto. La mistificazione della verità rende così impossibile arrivare ad una conclusione attendibile e lo spettatore viene continuamente tenuto sulle spine: curiose sono le scelte registiche di questo giallo di Kurosawa, che fa parlare gli attori direttamente alla telecamera, punto di vista di un giudice che fa domande e che non viene mai svelato. Attori e pubblico vengono così legati da un filo diretto e gli spettatori chiamati a interpretare le testimonianze per risolvere il delitto.
Akira Kurosawa dipinge un film nichilista che alla fine si tinge di tinte chiare grazie a un imprevedibile gesto di altruismo che cambia le carte in tavola.

