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Radio Monte Carlo Articoli News Che voglia di nuotare: in Sardegna è possibile a patto che si mantenga la distanza anche in mare

Che voglia di nuotare: in Sardegna è possibile a patto che si mantenga la distanza anche in mare

La Regione ha annunciato nuove regole per la balneazione

Spiagge dalla sabbia bianca e finissima, dune di vegetazione mediterranea e un’acqua cristallina: la voglia di mare cresce sempre di più con la bella stagione e le parziali riaperture concesse con l’arrivo della Fase 2 di gestione dell’emergenza. Se l’Italia offre coste da sogno lungo tutta la penisola, è anche vero che queste devono capire al più presto come poter riaprire al turismo rispettando le norme di distanziamento sociale. In Sardegna ad esempio si possono trovare alcune tra le più spettacolari zone balneari, come confermano le 14 bandiere blu per le acque più pulite e il rispetto dell’ambiente, che le sono state assegnate nel 2020. 

Anche la Sardegna perciò si trova in un impasse delicata, tra la necessità di riaprire ai viaggiatori e quella di garantire loro una permanenza in tutta sicurezza. Dopo i primi accorgimenti presi in considerazione, tra cui il passaporto sanitario e la distanza tra gli ombrelloni, è stata annunciata un’ulteriore misura, che riguarda più da vicino la balneazione. In fase iniziale sia il governatore che l’assessore alla Regione avevano sostenuto che il via libera all’accesso agli arenili non era da estendere alla balneazione, tuttavia attualmente sembra esserci un cambio di direzione: “Le spiagge sono aperte e vi si può fare il bagno, tuttavia si dovrà mantenere il distanziamento sociale anche in acqua” ha dichiarato l’assessore degli Enti locali e del demanio della Regione Sardegna Quirico Sanna. Si rimane quindi in attesa dell’intervento del presidente Christian Solinas per chiarire maggiormente le norme. 

Intanto, nascono diverse iniziative a livello locale. Nella zona di Tuerredda ad esempio, si imporrà il numero chiuso: massimo 1.100 ospiti per volta. Questa decisione è stata presa sia per scongiurare il rischio di contagio che per la salvaguardia di questo angolo paradisiaco del sud Sardegna. Un altro accorgimento è quello di versare la tariffa di un euro all’ingresso, che andrà nel fondo comunale per la tutela della spiaggia. Un altro capitolo sensibile per tutta la regione, e non solo, è infatti quello delle spese che gli amministratori locali dovranno affrontare per permettere un’affluenza a norma. A preoccupare sono i costi, sia della messa in sicurezza che dei controlli. Sono al vaglio perciò possibilità come il pagamento di un ticket all’ingresso, che tuttavia i sindaci vorrebbero evitare, data la difficoltà economica diffusa.

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