Carlo Cracco dice no ai divisori in plexiglass nel suo ristorante: “Piuttosto chiudo”
Il celebre chef prova a immaginare come sarà la riapertura dei locali.
Secondo quanto annunciato dal Premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di domenica scorsa, bar e ristoranti riapriranno solo a partire dal 1 giugno. In questo momento i ristoratori si stanno chiedendo quali saranno le disposizioni per poter riaprire in totale sicurezza; tra di loro c’è anche lo chef stellato Carlo Cracco, proprietario di un noto ristorante che si trova nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.
Al momento anche lui nel suo locale sta lavorando con il servizio di consegna a domicilio ma, inevitabilmente, pensa a cosa accadrà al momento della riapertura e all’ipotesi dei divisori in plexiglass tra i tavoli risponde con un secco no: “Piuttosto chiudo – ha detto in un’intervista radiofonica – Credo che più che altro il problema non sia quello delle distanze, il problema principale è quello di poter lavorare in sicurezza”.
A tal proposito, nell’attesa di poter riaprire, il famoso chef sta cercando un modo per poter effettuare i tamponi ai propri dipendenti: “Se non fotografiamo mai questa situazione non l’avremo mai – ha detto – Poi il tampone andrà fatto di nuovo, un po’ come gli esami del sangue. Se uno è positivo viene tenuto fuori, chi è negativo può tornare al lavoro”. Per quanto riguarda la sicurezza dei clienti, inoltre, Cracco sta già riflettendo sulla riduzione del numero dei coperti per poter così garantire la distanza tra i tavoli: “Non vedo altre barriere che si possano frapporre tra cliente e personale. Già sarà una situazione strana, perché la voglia di andare al ristorante non sarà tantissima. Stiamo venendo fuori da una guerra. Il problema principale lo vedo sul lato economico – ha poi aggiunto – non so quanti avranno voglia e possibilità di tornare ai ristoranti come prima”. Infine, lo chef ha rivelato cosa offrirà ai clienti non appena potrà accoglierli di nuovo nel suo ristorante: “Bollicine. Perché di mangiare non abbiamo bisogno – ha concluso – abbiamo mangiato fin troppo”.

