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Carla Fracci, addio alla regina della danza

Una carriera leggendaria, una fama internazionale, un approccio inclusivo al balletto. La scomparsa di Carla Fracci addolora il mondo intero

Carla Fracci ci ha lasciati. L’ètoile è scomparsa a 84 anni.

Grande è il dolore nel mondo della danza e non solo per questa artista leggendaria, definita dal New York Times «prima ballerina assoluta».

Nata a Milano nel 1936, era di origini modeste: papà tranviere, mamma operaia alla Innocenti. E fu grazie agli amici del padre che la piccola Carla si avvicinò ala danza, come ha raccontato al Giornale OFF: «Il mio approccio alla danza fu del tutto casuale. Alcuni amici dei miei genitori mi videro ballare il valzer, riconobbero che avevo un senso della musica particolare. Proposero ai miei genitori di mandarmi alla scuola di danza del Teatro alla Scala, che faceva le audizioni. La scuola era gratuita, mio padre era un tranviere scampato dalla guerra di Russia, non se la sarebbe potuta permettere altrimenti. Così mi trovai per la prima volta in un teatro. La direttrice, severissima, mi inserì, dopo le selezioni, nel gruppo delle ballerine da rivedere:”è molto fragile, ma ha un bel faccino”, disse. Così mi presero. S’immagini che volevo fare la parrucchiera…».

La giovane Carla si diplomò nel 1954. Dopo due anni diviene danzatrice solista, quindi prima ballerina nel 1958. E la sua carriera sbocciò, al punto che una volta dichiarò al Corriere della Sera: «Ho incontrato tutti, da Chaplin alla regina Elisabetta. Sono stata fortunata: tanta danza, ma anche prosa, cinema, fiction».  

Carla Fracci ha ballato nei principali teatri, con le più celebri compagnie di ballo (London Festival Ballet, Royal Ballet, Stuttgard Ballet, Royal Swedish Ballet, American Ballet Theater) e con i ballerini più leggendari (Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov, Amedeo Amodio, Paolo Bortoluzzi, Roberto Bolle). Tra le sue interpretazioni indimenticabili “Romeo e Giulietta” di Prokofiev, “Pelléas et Mélisande”, “La sylphide” e “Il lago dei cigni”. Spesso a dirigerala era il marito Beppe Menegatti, da cui Carla ha avuto il figlio Francesco.

La ricordiamo sempre vestita di bianco. E Carla stessa ne aveva spiegato il motivo, al Corriere della Sera: «Cominciai durante la gravidanza, nel 1969. Avevo pochissima pancia ma cercavo un modo per accentuare ancora di più la riservatezza di quel momento. Il bianco come discrezione, insomma. C’è una fotografia che mi ritrae a luglio, a Forte dei Marmi, con pantaloni e chemisier immacolati, accanto a Eugenio Montale».

Tenace e appassionata, vedeva il teatro e la danza come un mondo inclusivo, non d’élite: «Per prima ha portato il balletto fuori dai teatri», aveva raccontato al Corriere della Sera. «Molti arricciavano il naso… Ho danzato in circostanze assurde, su un ring e su un palcoscenico cosparso di Coca-Cola per non scivolare, al posto dei camerini ci si cambiava nelle cabine elettorali. La mia idea di danza è sempre stata democratica, l’étoile è il nome di richiamo… Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d’élite, relegato alle scatole d’oro dei teatri d’opera. E anche quand’ero impegnata sulle scene più importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti più dimenticati e impensabili. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo, arrivi da New York e devi andare, che so, a Budrio… Ma a me piaceva così, e il pubblico mi ha sempre ripagato».

Carla Fracci è stata Ambasciatrice di buona volontà della FAO e Ambasciatrice di Expo Milano 2015. Ma l’omaggio più bello è la poesia che le dedicò Eugenio Montale, “La danzatrice stanca”.

(Foto Getty Images)

 

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