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Alessandro Borghese: commensali, conviventi, spazi e menù. Un enigma da gestire

Il celebre chef Alessandro Borghese commenta la situazione dei ristoranti. E a Venezia Arrigo Cipriani, proprietario del mitico Harry'Bar, annuncia la chiusura

Alessandro Borghese, il celebre chef e personaggio tv, ha commentato la situazione della ristorazione ai tempi del Coronavirus: «Lo Stato sta radendo al suolo la ristorazione», ha dichiarato al Corriere della Sera.

Le norme per la riapertura impongono uno spazio di quattro metri quadrati per ogni cliente, l’obbligo di mascherine per il personale di cucina, per chi svolge servizio ai tavoli e alla cassa, per i clienti che vanno alla cassa o in bagno. Oltre alle barriere in plexiglass, l’igienizzazione immediata del tavolo dopo che i clienti lo hanno lasciato, la proibizione dei buffet e dei menù cartacei.  

Alessandro Borghese si è detto preoccupato: «Non solo manca sostegno economico a un settore che è il fiore all’occhiello del Paese, ma anche le regole per iniziare a progettare la ripartenza non ci sono… Ora siamo fermi. È tutto chiuso. E sto anticipando l’assegno della cassa integrazione ai miei 64 collaboratori: non potevo permettere attendessero mesi prima dell’arrivo dei fondi a causa della burocrazia… Le istituzioni dovrebbero avviare un tavolo nazionale con i rappresentati dei ristoratori per ragionare su problemi e soluzioni».

Borghese ha anche parlato delle normative: «Sanificare un locale da 300 metri quadrati costa tra i mille e i 3 mila euro. Ogni quanto sarà necessario farlo?». E, circa lo spazio di un metro e venti fra i commensali che non sono conviventi: «Qualcuno dovrà domandare ai clienti se sono parenti e in caso contrario dividerli? Non scherziamo, chi verrà insieme sarà cosciente di quello che fa».

Intanto a Venezia Arrigo Cipriani, patron del leggendario Harry’s Bar di Piazza San Marco, pensa di non aprire affatto il 18 maggio. Il locale, fondato 89 anni fa, ha ospitato celebrità come Charlie Chaplin, Arturo Toscanini e Ernest Hemingway. «Lunedì non riapro, con quelle linee guida è impossibile», ha esclamato Cipriani. «Ci dovrebbero essere 4 metri quadrati attorno ai commensali e dovrò chiedergli l’autocertificazione, per sapere in che rapporti sono tra loro. E’ pazzesco… Non ho contato quante persone dovrebbero starcene ora, ma so che dovrei licenziare almeno 50 dipendenti (sui 75 attuali) se volessi aprire così. Io ho 88 anni, posso anche andare in pensione a questo punto».

(Foto Getty Images)

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