Monopoly: cosa c’entrano le leggi fasciste con il gioco più venduto al mondo?
ll celebre gioco da tavola è stato tradotto in 44 lingue e giocato in 111 Paesi: in Italia arrivò il 5 novembre 1935.
Alzi la mano chi non ha mai giocato a Monopoly. Nessuno vero? Impossibile infatti non aver mai fatto un giro tra Vicolo Stretto e Parco della Vittoria cercando di comprare quante più proprietà possibili. Il Monopoly è un gioco storico, arrivato negli scaffali dei negozi italiani il 5 novembre 1935, esattamente 83 anni fa.
Si tratta del gioco da tavola più giocato e venduto al mondo: tradotto in 44 lingue e diffuso in 111 paesi secondo alcuni dati è stato giocato da 750 milioni di persone in tutto il mondo, un vero e proprio record.
Il Monopoly fu brevettato nel 1903 da Elizabeth Magie che lo chiamò “The Landlord’s Game” e aveva un fine didattico: era nato infatti per spiegare le teorie dell’economista Henry George ma il successo fu tale che ne vennero immediatamente create altre versioni per scopo ricreativo: quella di Charles Darrow, denominata appunto “Monopoly” arrivò nel mercato nel 1935 e in poco tempo vendette 2 milioni di copie.
Quando arrivò in Italia, nel 1935 appunto, il gioco venne chiamato Monopoli – senza la y – a causa delle leggi fasciste che impedivano l’utilizzo di termini inglesi. Furono modificate anche tutte le vie del gioco che nella versione originale appartenevano a New York e Londra. Le modifiche sono rimaste in voga fino al 2009 quando la Hasbro ha poi rilanciato il gioco e stavolta anche in Italia è stato denominato “Monopoly”.
Nell’Unione Sovietica il Monopoly venne vietato in quanto simbolo della natura capitalistica. Solo dopo la fine dell’URSS il gioco venne tradotto in cirillico e diffuso nel paese. Anche a Cuba il Monopoly è accusato di promuovere idee capitalistiche e per tale ragione non è mai stato commercializzato.

