Oggi è la giornata internazionale della lingua madre
Ogni 21 febbraio l’UNESCO celebra la diversità linguistica e culturale. Scopriamo le differenze nel nostro Paese.
Oggi, 21 febbraio, si celebra in tutto il mondo la “Giornata internazionale della lingua madre”. Si tratta di una ricorrenza indetta dall’UNESCO per promuovere le differenze culturali e linguistiche di ogni Paese.
E in Italia che lingua si parla? L’italiano, ovvio! Ma la risposta è corretta solo in parte. Per festeggiare la “giornata internazionale della lingua madre” analizziamo allora la situazione nel nostro Paese. Secondo l’UNESCO e il suo “Atlante delle lingue in pericolo”, ben 31 dialetti italiani sono considerati a rischio di estinzione.
Per capire al meglio la storia della nostra lingua, bisogna fare un salto nel passato: il fiorentino, parlato dall’inizio del ‘300 e solamente a Firenze, fu la base del nostro attuale italiano e si deve ringraziare Dante e la sua Divina Commedia per la diffusione di una lingua unica. Già allora esistevano numerosi dialetti nella nostra penisola e nei successivi 800 anni di storia questi si sono ben conservati in tutto il territorio. Ancora oggi basta ad esempio fare una passeggiata in un qualsiasi borgo italiano per accorgersi che le usanze e le lingue locali sono più vive che mai: in Toscana, per esempio, si parlano diversi dialetti che si distinguono l’un con l’altro grazie ad una fonetica molto particolare. La pronuncia aspirata, nominata “gorgia toscana”, cambia infatti da città a città.
I diversi dialetti italiani dispongono di proprie regole grammaticali. Al nord ci sono lingue come il piemontese, parlato da Cavour e da Vittorio Emanuele II, oppure il genovese, con le sue particolari sonorità che ricordano il portoghese, come dimostrato dall’indimenticabile Fabrizio De André nel suo album “Crêuza de mä”. Il lombardo è un altro dialetto molto diffuso ed è caratterizzato da una grande varietà. I dialetti lombardi più famosi sono: il milanese, il ticinese, il bosino, il bergamasco, il bresciano e il laghée (dialetto comasco).
Il veneto, utilizzato anche durante la Repubblica di Venezia, è un dialetto molto diffuso nel nostro territorio. Il ladino non è da meno visto che è conosciuto ed utilizzato da più di 30 mila persone nell’Alto Adige. Esso è diviso in 5 diverse tipologie: ogni vallata ha una sua cadenza, per esempio c’è chi ha subito una forte influenza veneta e chi invece tedesca. Un dialetto che ha subito un brusco calo è sicuramente il friulano: era molto diffuso nel Medioevo, parlato persino in Slovenia.
L’emiliano e il romagnolo sono dialetti molto simili ma allo stesso tempo diversi: il primo si parla tra Pianura Padana e Appennino, mentre il secondo soprattutto sul versante adriatico. Scendendo verso il sud, troviamo una delle lingue più conosciute al mondo: il napoletano. Prima però c’è da fare una grande precisazione: l’UNESCO afferma che il dialetto napoletano è parlato in tutto il centro-sud, dall’Abruzzo fino alla Calabria, quindi anche in Puglia, Molise e Basilicata. Il motivo? La similarità tra le lingue parlate nelle diverse regioni. In realtà però si tratta di un’affermazione da prendere con le pinze vista la forte identità di ogni regione. Stessa sorte è toccata al siciliano: per l’UNESCO non viene parlato solamente in Sicilia, bensì anche in Calabria centro meridionale e nel Salento.

