I poster psichedelici degli anni ‘60 e ‘70
La collezione di Felix Dennis è di quelle rare: ha raccolto tantissimi – deliranti – poster musicali negli anni in cui la psichedelia andava di moda.
Vi ricordate dei magnifici anni ‘60 e ‘70, quando la musica ha forse toccato il suo apogeo? In radio si potevano sentire brani di Jimi Hendrix, dei Cream, dei The Doors, dei Beatles, dei Pink Floyd e tantissimi altri che hanno contribuito a scrivere la storia della musica. Erano gli anni dell’inizio della contestazione, del rifiuto delle imposizioni e dei costumi ed erano anche gli anni della psichedelia, una tendenza culturale, musicale e artistica che negli Stati Uniti, a partire proprio dagli anni Sessanta, ha creato un vero e proprio filone al quale in tanti, tantissimi, si sono ispirati.
Si trattava di una tendenza che si ispirava alle percezioni alterate provocate dall’uso di sostanze allucinogene di cui si trova testimonianza nella musica, nei testi e soprattutto nelle copertine degli album dell’epoca. Ricordate ad esempio “Disraeli Gears” dei Cream o “Axis: Bold as Love” dei The Jimi Hendrix Experience?
Ebbene Felix Dennis, un collezionista, ha raccolto tantissimi – deliranti – poster musicali di diversi artisti che si sono ispirati proprio alla musica degli anni ‘60 e ‘70 quando la psichedelia andava di moda. Vediamone qualcuno insieme.
Victor Moscoso, The Chambers Bros at the Matrix, 1967
The Chambers Brothers: Victor Moscoso‘s poster for a Chambers Bros gig at the Matrix, 1967. pic.twitter.com/egcXW45UD6
— Eric Alper (@ThatEricAlper) 17 maggio 2017
Dennis raccolse tantissimi poster prima della sua morte e il suo collaboratore Barry Miles aggiunse una didascalia per ogni immagine. Di questo poster Moscoso, l’autore, scrisse: «I musicisti stavano alzando i loro amplificatori al punto da far saltare i timpani. Ho fatto l’equivalente con i bulbi oculari»
Martin Sharp, Exploiding Hendrix, 1968
Poster: Exploding Jimi Hendrix by Martin Sharp 1968. pic.twitter.com/nBgD76r5Un
— AROL (@arolCOLTS) 27 novembre 2017
Felix amava particolarmente le immagini di Martin Sharp. Qui l’artista, basandosi su una foto di Linda Eastman (la moglie di Paul McCartney), creò una delle immagini simbolo degli anni ‘60.
Tony Cox, Yoko Ono at the Saville, 1967
Tony Cox, Yoko Ono at the Saville, 1967 #YokoOno #poster pic.twitter.com/pLZwzgUxGX
— Bek Hobbes, outlier (@Greebobek) 6 ottobre 2016
In una collezione del genere poteva forse mancare Yoko Ono? La grafica è di Tony Cox.
Martin Sharp, Live Give Love, 1967
Always loved this one. Gotta do one with Koolhaas. Martin Sharp of #Oz: “Live, Give, Love”, 1967 #comics #illustration #obsessivedraughtsmen pic.twitter.com/SvY31Z1Tk2
— Klaus (@klaustoon) 15 marzo 2017
Di nuovo Martin Sharp, stavolta con una rivisitazione della “Creazione di Adamo” di Michelangelo in salsa LSD. Sharp fu uno dei primi editori britannici dell’Oz Magazine e spinse molto affinché la rivista prendesse una piega psichedelica.
Martin Sharp, Mr Tambourine Man – Blowin’ in the Mind, 1967
Bob Dylan: Martin Sharp‘s poster ‘Mr Tambourine Man – Blowin’ in the Mind,’ 1967. pic.twitter.com/9RtvOxDSYZ
— Eric Alper (@ThatEricAlper) 14 maggio 2017
In questa grafica Sharp ha preso ispirazione da Bob Dylan.
Hapshash & the Coloured Coat, The Who, I Can See For Miles, 1967
The Who: Hapshash & the Coloured Coat’s poster for The Who’s single ‘I Can See For Miles,’ 1967. pic.twitter.com/gJeyr5Gdm5
— Eric Alper (@ThatEricAlper) 19 maggio 2017
Questo poster era la copertina dell’ultimo singolo dei The Who uscito dall’album “The Who Sell Out”.
Hapshash & the Coloured Coat, CIA v UFO, 1967
Hapshash & the Coloured Coat, CIA v UFO, 1967 #PinkFloyd #poster pic.twitter.com/7KyOwkvPQZ
— Bek Hobbes, outlier (@Greebobek) 6 ottobre 2016
Dietro il nome Hapshash & the Coloured Coat si nascondono Michael English e Nigel Waymout. English affermò: «La sessualità aveva una grande forza nei nostri poster e qui ce n’è tanta”. Pensate che prima di venire eliminati in questa stampa erano presenti rappresentazioni di peli pubici!

