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Cambio dell’ora: si potrebbe mantenere sempre l’ora legale

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre l'orologio torna indietro di sessanta minuti. E c'è chi vorrebbe fosse per sempre

End of daylight saving time in autumn, alarm clock fall back switch, winter time changeover, forest with colorful foliage

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette dell’orologio torneranno indietro di sessanta minuti (alle tre del mattino). Avremo un’ora in più per dormire, “ma”,  avvertono gli esperti, “difficilmente ci sentiremo più riposati. Siamo sempre più vittime del sonno ritardato”.  È il paradosso del ritorno all’ora solare, perché, spiegano gli studiosi, il problema non è il cambio dell’ora, ma tutto quello che succede nelle notti che lo precedono.  E così rischiamo di vivere in una sorta di perenne jet lag, fuori sincrono rispetto al nostro orologio biologico anche senza attraversare alcun fuso orario.

E’ così che un’indagine conoscitiva della Camera, approvata all’unanimità dalla Commissione Attività produttive, ha evidenziato una diffusa insoddisfazione per il sistema attuale. Il sondaggio, effettuato tra l’8 aprile e il 24 giugno 2026, ha coinvolto sindacati, associazioni dei consumatori, rappresentanti del commercio e del turismo, medici, ricercatori ed esperti del settore energetico. Al centro del confronto, l’effettiva convenienza dell’ora legale. Il principio alla base del sistema è sfruttare maggiormente la luce naturale nelle ore serali, riducendo il ricorso all’illuminazione artificiale, ma l’aumento delle temperature estive e il maggiore utilizzo dei condizionatori potrebbero ridimensionare questi benefici. Resta quindi da verificare quanto il cambio dell’ora consenta ancora oggi di ottenere risparmi energetici significativi.

Valutazioni favorevoli sono state espresse da Consumerismo No Profit e dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), che ha stimato un risparmio annuo compreso tra 180 e 200 milioni di euro e una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 200mila tonnellate annue.

L’introduzione dell’ora legale permanente potrebbe favorire il commercio e il turismo grazie a una maggiore disponibilità di luce naturale nelle ore pomeridiane e serali. Secondo Confesercenti e Confcommercio giornate più luminose dopo il lavoro potrebbero incentivare gli acquisti, aumentare la frequentazione dei centri storici e migliorare la vitalità urbana. Più contenuti, rispetto al passato, sarebbero invece i benefici legati al risparmio sull’illuminazione delle attività commerciali.

Anche il settore turistico e alberghiero guarda con favore all’ipotesi, che consentirebbe ai visitatori di sfruttare più a lungo la luce del giorno. Diversa la situazione nelle località montane: durante l’inverno un’alba posticipata oltre le 9 potrebbe ridurre il tempo disponibile per preparare e controllare le piste da sci, con possibili conseguenze sulla sicurezza, sui ricavi e sulla competitività del comparto.

Confagricoltura individua vantaggi e criticità sul possibile mantenimento dell’ora legale permanente. Le ore di luce in più nel tardo pomeriggio potrebbero agevolare le operazioni di raccolta e il trasporto dei prodotti agricoli verso i mercati, favorendo l’organizzazione delle attività. Restano però le preoccupazioni per i lavoratori del settore orto-florovivaistico e frutticolo, che potrebbero essere maggiormente esposti a condizioni climatiche sfavorevoli. Un aspetto particolarmente rilevante alla luce dell’aumento delle temperature e della necessità di tutelare la salute di chi lavora all’aperto.

E’ così che i sindacati invitano a considerare anche gli effetti del cambiamento climatico. L’aumento delle temperature rende infatti necessario rivedere gli orari di lavoro nei settori che operano all’aperto, con accordi già attivi per evitare le ore più calde della giornata e tutelare la salute dei lavoratori.

(foto Getty Images)

 

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