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Vasco Rossi è stato insignito del dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione

"Significa che potrei anche insegnare, ma tranquilli: continuerò a fare concerti!"

Solo un vero rocker riesce a passare dagli stadi gremiti alle aule accademiche, da Zocca all’Aula Magna dell’Università di Salerno: Vasco Rossi è stato insignito del dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione.

A Fisciano (dove si trova il nuovo campus dell’Università di Salerno) ad accoglierlo non sono mancati applausi, cori e un’ovazione degna dei suoi concerti. Ma questa volta Vasco non aveva davanti a sé un pubblico pronto a cantare: aveva studenti, docenti e accademici. E proprio a loro ha affidato una riflessione sul potere delle parole, sulla musica come forma di comunicazione e sul rapporto, spesso più profondo di quanto si immagini, tra cultura popolare e società.

«Un dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione… per me? Questa proprio non me l’aspettavo», ha esordito con la consueta ironia. E subito dopo ha rassicurato i suoi detrattori: «Dottorato significa che potrei anche insegnare, ma tranquilli: continuerò a fare concerti».

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Una battuta, naturalmente. Ma anche il modo più autentico per Vasco di attraversare un momento solenne senza rinunciare a ciò che è sempre stato: un artista capace di parlare alla gente con un linguaggio diretto, personale, irriverente, a volte, ma sincero, sempre.

È forse questo il cuore della sua lectio magistralis. Vasco ha raccontato il momento in cui una canzone, una volta pubblicata, smette di essere soltanto di chi l’ha scritta e diventa patrimonio di chi la ascolta.

«Le mie canzoni escono di casa e diventano anche vostre», ha spiegato. Un’affermazione semplice, ma che racchiude una delle caratteristiche più profonde della sua carriera: la capacità di trasformare esperienze individuali — fragilità, desideri, inquietudini, ribellioni — in sentimenti collettivi. «Politica e comunicazione non le ho studiate sui libri, ma le ho vissute, subite e a volte anche provocate», ha aggiunto. Ed è proprio qui che il percorso di Vasco incontra quello dell’università: non nella teoria, ma nell’esperienza di un artista che da decenni osserva e racconta il Paese attraverso le sue contraddizioni. «Ho scritto canzoni, punto. E ho scoperto che queste possono diventare persino una tesi di laurea».

 Per Vasco, una canzone non è soltanto intrattenimento. È un messaggio che può entrare nelle case, nelle automobili, nelle piazze. Ma soprattutto può arrivare alle persone attraverso una via diversa da quella della comunicazione tradizionale: l’emozione.

La musica, ha sottolineato, può evocare ricordi, sollevare domande, dare un nome a un disagio. Può far sentire meno soli. E, qualche volta, può persino riuscire a rendere visibile ciò che il linguaggio istituzionale fatica a raccontare. È una prospettiva che aiuta a rileggere anche la sua carriera: Vasco non ha semplicemente scritto canzoni di successo. Ha costruito, nel corso di decenni, un linguaggio riconoscibile, capace di trasformare storie intime in esperienze condivise.

 Il passaggio dedicato alla politica è forse quello più sorprendente, soprattutto perché Vasco la interpreta in una prospettiva ampia, quotidiana.

La politica, ha osservato, non coincide soltanto con istituzioni, elezioni e partiti. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere, chi lasciare ai margini. E in questo spazio può entrare anche una canzone. Non per sostituirsi alla politica, né per offrire ricette, ma per aprire una conversazione, dare voce a una inquietudine, suggerire che un problema esiste e che non necessariamente dobbiamo accettarlo in silenzio. Un’idea particolarmente interessante per un artista che, nel corso della sua carriera, ha spesso dato voce proprio a ciò che non trovava facilmente posto nel linguaggio ufficiale.

 La cerimonia di Salerno ha avuto naturalmente anche il suo lato più leggero. Gli studenti hanno accolto Vasco scandendo il suo nome, trasformando l’Aula Magna, almeno per qualche minuto, in uno stadio. Il rettore Virgilio D’Antonio ha sottolineato come le parole del cantante siano diventate, nel tempo, anche le parole di chi le ha ascoltate.

E Vasco ha risposto con il suo stile, arrivando persino a sistemare scherzosamente il proprio cappellino sulla testa del rettore e commentando: «Ora ho i voti». Un piccolo gesto, ironico e affettuoso, che racconta bene il senso della giornata. L’università ha accolto Vasco Rossi non soltanto come una celebrità, ma come un fenomeno culturale capace di attraversare generazioni.

(foto Getty Images)

 

 

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