“Non voglio lavorare nel balletto o nell’opera, o in cose del genere dove si tratta di tenere in vita qualcosa che ormai non interessa più a nessuno”. Nell’affermarlo, Timothée Chalamet, idolo della generazione Z e del cinema contemporaneo, è un po’ caduto “in disgrazia”, anche se, poi, ha cercato di correggere il tiro esprimendo il suo rispetto per chi lavora nel settore.
Dichiarazioni, che, naturalmente, hanno fatto rumore e che, Andrea Bocelli ha raccolto come una sfida, tanto da lanciare alla giovane star hollywoodiana, un invito ufficiale: “se mai ne fosse curioso, sarei molto felice di accoglierlo come ospite a uno dei miei concerti. A volte bastano pochi minuti di ascolto di questa musica dal vivo per capire perché, dopo secoli, continua ancora a essere amata in tutto il mondo”.
Il celebre tenore ha colto l’occasione, quando, è stato intervistato dalla rivista People: “credo che spesso tendiamo a prendere le distanze da ciò che non abbiamo ancora veramente incontrato”, ha esordito Bocelli, “l’opera e il balletto sono forme d’arte che hanno attraversato i secoli e continuano a parlare al cuore umano, perché rispondono a un profondo bisogno di bellezza, verità ed emozione”. Quindi rivolgendosi direttamente a Chalamet, ha sottolineato che: “non sono arti del passato, ma linguaggi vivi che possono ancora commuoverci, farci riflettere e unire generazioni diverse. Sono convinto che un interprete sensibile come Timothée, che comprende il potere delle emozioni, possa un giorno scoprire che l’opera e la danza, attingono a quella stessa fonte”.
Insomma, un richiamo autorevole quello di Andrea Bocelli. Del resto, il tenore, può vantare oltre 90 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e ancora oggi contribuisce ad allargare la platea degli ascoltatori di musica classica, diffondendo l’opera tra le nuove generazioni.
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