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Radio Monte Carlo Articoli Musica Freddie Mercury: il suo assistente personale racconta gli ultimi giorni di vita del cantante

Freddie Mercury: il suo assistente personale racconta gli ultimi giorni di vita del cantante

Negli ultimi giorni, gli amici organizzarono turni per non lasciarlo mai solo.

Quando Freddie Mercury morì 45enne, il 24 novembre 1991, Peter Freestone lo conosceva da 12 anni. Era il suo assistente personale e uno degli amici più stretti.

A quasi 30 anni dalla scomparsa, lo ricorda nei suoi ultimi giorni: “Nessuno avrebbe dovuto vederlo morire” aveva dichiarato, parlando del film Bohemian Rapsody di cui è stato consulente. Lui gli è rimasto al fianco fino all’ultimo.

Freddie aveva contratto l’Hiv nel 1989, scegliendo di non rendere pubblica la notizia. Via via che i segni esteriori si fecero più evidenti, le apparizioni si diradarono. Gli ultimi mesi li passò a Londra, circondato dagli affetti più cari. “Il 10 novembre smise di assumere le medicine salvavita -spiega Freestone a Vice- l’Aids ne aveva cancellato ogni autonomia, e questo fu il modo per riprendersi il controllo dell’esistenza”.

In quei giorni, il frontman dei Queen parlò pubblicamente della malattia e invitò medici e pazienti di tutto il mondo a combatterla. “Da quell’istante, Freddie è cambiato totalmente -racconta Peter- in tanti anni, non lo avevo mai visto così rilassato. Sapeva che avrebbe dovuto rilasciare la dichiarazione, perché non si pensasse che considerava l’Aids come qualcosa da nascondere”.

Negli ultimi giorni, gli amici organizzarono turni per non lasciarlo mai solo. “Alle 8 di venerdì 22 iniziarono le mie 12 ore con lui” riporta Freestone, che ricorda la camera di Mercury: con la carta da parati e i tappeti color crema. Peter gli teneva la mano: ai ricordi del passato si alternavano silenzi. “Alle 8 di domenica mattina stavo per andarmene, quando Freddie mi ha preso la mano e ci siamo guardati. Mi ha detto: ‘Grazie’. Non so se volesse ringraziarmi per i 12 anni passati insieme, o se me lo stesse dicendo per le ultime 12 ore. Non lo saprò mai, ma è stata l’ultima volta che abbiamo parlato”.

Freestone si è opposto al mostrare la morte del cantante sul grande schermo: forse aveva ragione. Per chi l’ha vissuto, è un momento da preservare così come è stato: privato, intimo. 

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