Dopo dodici ore di fermo e un riserbo quasi assoluto, l’ex Principe Andrea Mountbatten-Windsor è stato rilasciato dalla polizia, ma l’onda d’urto sulla monarchia britannica è tutt’altro che esaurita. Non solo nel Regno Unito ma anche oltreoceano.
L’arresto, avvenuto all’alba di giovedì 19 febbraio nella discreta Wood Farm, nella tenuta reale di Sandringham, è stato un duro colpo per la Famiglia Reale. Il fratello del Sovrano Carlo III risulta indagato per presunta cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica, che gli era stata affidata dalla Regina Elisabetta II.
Al centro dell’inchiesta i documenti dei cosiddetti “Epstein Files” e i rapporti con il finanziere americano Jeffrey Epstein. Gli investigatori stanno esaminando e-mail e comunicazioni che risalirebbero al periodo in cui Andrea ricopriva proprio l’incarico di inviato commerciale del Regno Unito. Nessuna incriminazione formale è stata al momento annunciata, ma il caso riaccende i riflettori su una vicenda che da anni mette in imbarazzo la Corona.
Il momento è particolarmente delicato per la monarchia guidata da Carlo III. Sul fronte politico, il primo ministro Keir Starmer ha ribadito un principio netto: “Nessuno è al di sopra della legge”. Intanto, diverse forze dell’ordine, tra cui la Metropolitan Police e la National Crime Agency, stanno passando al vaglio il materiale emerso dagli archivi legati a Epstein. Più che un semplice episodio giudiziario, l’arresto lampo di Andrea appare come l’ennesimo capitolo di una crisi di reputazione che interroga il futuro e la tenuta stessa dell’istituzione monarchica.
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