E se anche non credi alla sfiga, o ti senti fortunatissimo, è sempre meglio - sai com'è - prestare orecchio.
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A chi lo aspettava con terrore da una settimana, a chi se n’è accorto solo stamattina e a chi, proprio in questo momento, ha dipinto in volto un oscuro presagio di morte, eccoci qui: anche quest’anno, venerdì 17 è arrivato.
E mentre il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) ha organizzato un percorso a ostacoli per provocare la supposta jella (i partecipanti saranno chiamati, tra le altre imprese, a passare sotto una scala, rompere uno specchio, versare a terra il sale, eccetera eccetera), noi ci siamo preoccupati di selezionare per voi 5 canzoni sulla sfiga: dal brano-simbolo dei Social Distortion al low profile di Beck, fino all’indimenticabile sequela di sfortune raccontate da Alanis Morissette.
Ironic – Alanis Morissette
“Un vecchio compì 98 anni / vinse alla lotterie e morì il giorno dopo / È una mosca nera nel tuo Chardonnay / È un’assoluzione della pena di morte due minuti troppo tardi / È ironico, non credi?”. Diremmo piuttosto tragico, ma forse per Alanis Morissette i concetti sono un po’ più sfumati. La canzone è un’ode alla sfiga in ogni sua manifestazione, un capolavoro di sarcasmo incastonato nell’ottimismo anni ’90. Eppure sembra aprire all’intuizione che forse non tutte le sfighe sono davvero sfighe, perché “la vita ha un bel modo di infierire su di te /e la vita ha un bel modo di aiutarti”.
Bad Luck – Social Distortion
“Ad alcune persone piace il rock ‘n’ roll / ma voi canterete sempre il blues”. Scanzonatissima la replica punk del cantante dei Social Distortion, che con questo pezzo hanno scritto il manifesto contro i superstiziosi (per la cronaca: mentre il numero 13 è universalmente riconosciuto come fortunato, quella del 17 è una tradizione tutta italiana). E così continua: “Tredici è il mio numero fortunato / per voi ciò significa rimanere in casa / Se un gatto nero attraversa la mia strada / non c’è ragione di correre e nascondersi”. Come dire: io non ci casco.
Loser – Beck
“Sono un perdente / un perdente, tesoro / Allora perché non mi uccidi?”. Quando uscì, questo pezzo fece il botto. Nessuno riusciva a penetrare esattamente l’enorme caleidoscopio di immagini che il testo portava con sé, però una cosa era chiara: il benessere era una truffa, si poteva solo uscirne fregati e l’unica cosa che ci avrebbe salvato da un eterno venerdì 17 sarebbe stato un riff di chitarra.
Superstition – Stevie Wonder
“Un neonato di tredici mesi / ha rotto lo specchio”. Non potrebbe iniziare sotto migliori presagi il successone di Stevie Wonder che (paradosso) a lui portò piuttosto fortuna. In questo brano il genio del soul ci invita a non dare troppo seguito alle nostre credenze e a vivere la vita appieno. E se in fondo in fondo avesse ragione lui…?
Lucky – Radiohead
“Sento che la mia fortuna potrebbe cambiare / Uccidimi, Sara / uccidimi ancora con amore / Sarà un giorno glorioso”. Datele 1 minuto e mezzo. Lasciate che Thom Yorke vi guidi fuori dal tunnel oscuro verso quel giorno di gloria che potrebbe essere proprio oggi. Un pezzo così profondo che non è nefasto e neppure fasto: è semplicemente bellissimo.