Una petizione online con un’immagine eloquente (un tampone interno accompagnato da uno slogan che recita “Non dovresti rollarti il tuo”), la bellezza di 194mila e cinquecento firme, una grande polemica nel Regno Unito: questi gli eventi che hanno seguito l’annuncio della tassa sugli assorbenti femminili.
Il ciclo tassato? Ebbene sì. Infatti, i prodotti utilizzati dalle donne in quei giorni sono stati considerati beni di lusso e non necessari da HM Revenue Customs (dipartimento del governo che si occupa di riscuotere le tasse) e quindi tassati con un’aliquota del 5%. A conti fatti, ogni donna dovrebbe pagare tre sterline l’anno, pari a un’entrata di 45 milioni annuali di sterline nelle casse del governo britannico.
La “Tampon Tax” non è stata quindi vista di buon occhio, e Laura Clayton, che ha creato la campagna contro la tassa, ha commentato spiegando che si tratta di prodotti essenziali nella vita di una donna, che assicurano una giornata attiva e normale. Non usandoli, “si rischierebbe di compromettere la propria salute”.
Il ciclo non è una scelta della donna, eppure l’universo femminile è penalizzato da un governo che sembra non voler capire che l’igiene femminile è una questione di sanità e come tale va tutelata.
