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“Una mela al giorno toglie il medico di torno”: ma perché? La risposta della scienza

Il celeberrimo detto trova fondamento in una ricerca pubblicata sulla rivista “Food Research International”.

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Una mela al giorno toglie il medico di torno”: l’abbiamo sentito talmente tante di quelle volte che ormai quasi non ci fa più effetto ascoltare il famoso detto. Ma sapete perché si dice così? Ebbene, oggi la risposta ce la offre la scienza grazie ad una ricerca pubblicata sulla rivista “Food Research International” appartenente al Canadian Institute of Food Science and Technology.

Che la mela sia un frutto dalle ottime proprietà nutritive è cosa nota, ora i ricercatori hanno scoperto il percorso che i polifenoli, contenuti nella mela, compiono nel nostro organismo e il ruolo del microbiota intestinale, ovvero il perché mangiare una mela fa bene alla nostra salute. I polifenoli si trasformano in 110 forme chimiche e gli studiosi si sono concentrati sulla nutri-cinetica, il transito nell’organismo delle molecole che possono migliorare la nostra salute. La ricerca, sviluppata in collaborazione tra la Fondazione Edmund Mach, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), ha riguardato 12 volontari sani che sono stati monitorati mentre consumavano una spremuta di mele. Prima ne hanno bevuta una normale, poi ne hanno assaggiata una arricchita con polifenoli della mela, elementi dalle qualità antinfiammatorie e anti-cancerogene. Gli studiosi hanno così osservato come gli individui hanno metabolizzato il succo di mela e hanno osservato i volontari per cinque anni: nell’organismo dei 12 non erano presenti composti fenolici che potevano risalire a quelli ingeriti nel succo di mela, ciò significa che questi si sono modificati, precisamente in 110 forme chimiche differenti, riscontrate sia nel sangue che nelle urine. Dopo approfondite analisi i ricercatori hanno così visto la cinetica dei metaboliti come floretina e flavanoli, composti presenti nella mela.

Il 40% dei metaboliti arrivava da processi metabolici umani, gli altri 60% invece si modificavano grazie al microbiota intestinale, risultando più forti e in grado di rimanere in circolo per un periodo maggiore di tempo: «La quantità e la persistenza di ognuna di queste molecole nei fluidi biologici (sangue e urine) è risultata molto variabile tra un individuo e l’altro non solo a causa di differenze genetiche, ma anche a causa di differenze nella composizione del microbiota intestinale».

Questa ricerca ha dimostrato come più aumentano i polifenoli, più aumentano le quantità dei metaboliti a loro associati, che rimangono così più in circolo prolungando gli effetti benefici sul nostro organismo.

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