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“Parole orrende”, un hashtag per i neologismi più insopportabili

"Ciaone" e "bacissimi" sono solo due esempi della deriva che sta prendendo la nostra lingua.

L’ #ParoleOrrende su Twitter raggruppa da anni le parole più brutte e fastidiose, i nuovi mostri creati nella nostra lingua.

I migliori, o sarebbe meglio dire i peggiori neologismi e non solo sono stati raccolti dall’editor, poeta e scrittore Vincenzo Ostuni. Una “ricerca del brutto” finalizzata ad un’impresa editoriale, il cui ricavato andrà all'”Accademia della Crusca”

Secondo Ostuni, i termini più mostruosi vengono “creati” a Milano, ma la capitale della moda non è la sola città responsabile.

Insalatona”, “impattante”, “mutandine”, sono stare tra le prime parole a far rabbrividire lo scrittore e da lì è nata l’idea dell’hashtag, per capire fin dove si potesse spingere questa deriva della lingua italiana.

Le parole raccolte sono numerose e non tutte sono neologismi, alcune infatti sono ormai pericolosamente consolidate nel vocabolario comune.

Le “parole orrende” sono spalmate nei diversi ambiti della vita sociale e sembra quasi impossibile sfuggirvi.

Vi mettiamo in guardia dalle peggiori.

“Sentiamoci”

Alcune parole orrende hanno a che fare con nuove forme di ipocrisia sociale, di pseudocortesia o mascheramento di rapporti di potere.
Tra queste, “sentiamoci” è esemplare. Rispondere “sentiamoci” può infatti avere una doppia funzione.
Sentiamoci” tiene nel vago i rapporti, evita la puntualità dell’impegno ed è di fatto un modo apparentemente cortese, ma in realtà prepotente, di chiedere all’altra persona di contattarti.
Sentiamoci”, quindi chiamami tu.

“Aperi -”

Il prefisso “aperi-” si può attaccare un po’ ovunque.
Identifica quella parte di parole orrende che sono questioni di status. La “piccola borghesia” le usa per attribuirsi un prestigio o un’apparenza superiore.
L'”apericena“, ad esempio, altro non è che uno spuntino, per quanto abbondante, di accompagnamento a un aperitivo. 
In pratica un modo per darsi un po’ di prestigio in un momento di carenza collettiva e difficoltà economiche.
Esiste anche l'”aperizumba“, per veri intenditori!

“Exit strategy”

L'”aziendalese” è centrale nella nascita delle parole orrende.
Negli ambienti del business e nelle aziende, le parole orrende sono usate come arma di dominio.
Chi più ne conosce, meglio scavalca, fosse anche per il solo fatto che gli anglismi comunicano cultura e conoscenze alte.
Così si sviluppano orrori come briffare, feedback, monitorare, schedulare.

“..di cui uno macchiato”

Dulcis in fundo ci sono gli orrori da bar, quelle espressioni che quotidianamente si usano nel linguaggio informale.
Al bancone del bar si chiedono quindi due caffè “di cui uno macchiato“, si saluta un collega con “ciaone” e “bacissimi” e così via..
ANCHE NO!
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