I litigi sono all’ordine del giorno e oggi i social network contribuiscono ad amplificarli, coinvolgendo tra gli utenti talvolta anche personalità di spicco.
Il filosofo e scienziato americano Daniel Dennett ha dato la sua versione di come dovrebbe essere un sano litigio. Niente insulti, prese di posizione violente e mancanze di rispetto, un litigio perfetto è uno scambio di vedute opposte tra gentiluomini e gentildonne. Diverbi pacifici, argomentati e pacati, in modo da accrescere la visione di entrambi i litiganti.
Dennett parla di retorica, secondo lui un’antica concezione ormai un disuso e che invece diviene necessaria tra due litiganti perché in grado di dare forza alle rispettive idee di ognuno. La retorica inoltre, secondo il filosofo, è un mezzo diplomatico che assicura un reciproco scambio di idee e genera un’apertura mentale in grado di accogliere meglio l’idea che non si condivide.
Per “litigare” dunque, Dennett sostiene ci sia bisogno di 3 passaggi:
1. Capire al meglio la posizione e l’idea dell’avversario;
2. Snocciolare, punto per punto, il concetto ed elencare ciò su cui si è d’accordo con l’interlocutore;
3. Passare al contrattacco: spiegare la propria idea e le ragioni del proprio dissenso, elencando i punti sui quali non si è d’accordo e mettendoli in antitesi con quelli esposti dall’interlocutore.
Di sicuro quello di Dennett è un modo per rendere costruttivi i diverbi e per diminuire l’aggressività che inevitabilmente, a volte, questi generano. Chissà se gli utenti dei social riusciranno a placarsi e ad ascoltare l’interlocutore, prima di partire decisi con le proprie idee. In tal modo anche i diverbi social potranno creare momenti di dibattito costruttivo ed edificante.
