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Le parole italiane dimenticate: da sagittabondo a sgarzigliona ecco le più belle

La lingua italiana è una delle più armoniose del mondo, ricca di termini che (purtroppo) oggi non si usano più.

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Tra le lingue del mondo, una delle più complesse (e difficili da imparare per uno straniero) c’è senza ombra di dubbio l’italiano. Dante Alighieri ci ha fatto apprezzare un lessico meraviglioso, pieno di sfumature, affascinante e senza tempo. Come capita spesso, però, la lingua che parlavano i nostri avi non è più la stessa: molte sono le parole che non si usano più. Parole bellissime, che contengono dentro poche lettere un universo tutto da raccontare. 

Il nostro vocabolario si evolve con il tempo, è normale che alcuni termini non si usino più e altri, al contrario, entrino prepotentemente nel nostro quotidiano. Non è una cosa negativa, è solo il tempo che passa, le esigenze che cambiano e le abitudini che si trasformano. 

Per celebrare la nostra lingua, Babbel – piattaforma per l’apprendimento delle lingue – ha fatto un elenco dei termini più belli caduti in disuso… che potremmo sempre tornare a pronunciare! 

Sagittabondo: colui che fa innamorare con un solo sguardo
Sciamannato: persona trasandata
Sgarzigliona: donna/ragazza prosperosa
Gaglioffo: persona goffa, ridicola
Obnubilare: annebbiare
Lapalissiano: un fatto evidente
Meditabondo: persona assorta nei suoi pensieri
Girandolare: girare senza una meta definita
Pleonastico: superfluo
Artefatto: artificioso
Trasecolare: restare allibito
Bislacco: persona strana, bizzarra
Smargiasso: persona che si vanta 
Apostrofare: rivolgersi a qualcuno in modo brusco
Ramanzina: rimprovero 
Granciporro: grosso errore
Frusto: logoro
Ammaliare: affascinare
Forbito: curato (anche nel linguaggio)
Luculliano: abbondante e raffinato
Solipsista: colui che vede solo il proprio mondo 
Buonamano: mancia
Vattelapesca: modo per dire che nessuno lo sa

(Foto Getty Images)

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