In occasione del lancio del suo nuovo brand enologico LOVEwine, l’artista Alexandra Grant ha condiviso un raro scorcio della sua vita privata e creativa accanto a Keanu Reeves, compagno dal 2019.
Pittrice e artista visiva di fama internazionale, Grant, 53 anni, aveva conosciuto l’attore molto prima che scoccasse l’amore: il loro primo incontro fu di natura professionale e risale alla pubblicazione di Ode to Happiness, libro scritto da Reeves e illustrato da Grant. Da quella collaborazione è nata una profonda intesa che li ha portati, negli anni successivi, a fondare insieme una casa editrice, ma soprattutto a innamorarsi.
Durante un evento organizzato a Los Angeles per presentare LOVEwine, il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra la sua iniziativa artistica grantLOVE e la cantina californiana J Vineyards & Winery, Grant ha raccontato come lei e Reeves riescano a conciliare le rispettive attività creative.
«Keanu è sempre estremamente riconoscente e rispettoso. Anche quando dà un’opinione, lo fa con grande delicatezza. Credo che valga lo stesso per me», ha spiegato l’artista, parlando del loro rapporto e del modo in cui gestiscono gli spazi dedicati al lavoro.
«Bisogna sempre rispettare il percorso dell’altro e lasciargli il tempo di portare a compimento il proprio lavoro. Solo parlare della persona che amo mi fa emozionare», ha confessato sorridendo. «Sappiamo di poter discutere per ore di qualsiasi sfida, problema o idea creativa, se necessario. Ma sappiamo anche riconoscere quando l’altro ha bisogno di immergersi completamente nel proprio processo creativo, magari in silenzio o all’interno di un’altra collaborazione».
Una filosofia che si traduce in un rispetto reciproco profondo.
«La chiave è proprio questa: il rispetto reciproco. E poi, in fondo, c’è anche il piacere del gioco creativo. Abbiamo la fortuna di poter creare, sperimentare e immaginare. Un’altra cosa che condividiamo è la fiducia nei progetti. Ogni progetto ha una propria autonomia, un proprio team, regole precise e un percorso che va dall’inizio alla conclusione».
Da qui la riflessione più curiosa e personale.
«Ho vissuto con John Wick. Ho vissuto con Neo», ha raccontato riferendosi ai due personaggi iconici interpretati da Reeves sul grande schermo.
Secondo Grant, osservare il compagno durante la preparazione di un ruolo significa assistere a una totale immersione creativa.
«Quando è impegnato in un personaggio, ho un enorme rispetto per quel processo. Comprendo che si trovi nel pieno sviluppo di un progetto. E credo che la stessa cosa valga per la pittura. Quando dipingo, sono completamente assorbita da ciò che faccio. Non interpreto un personaggio, certo, ma c’è comunque una dimensione performativa: anche la pittura, in fondo, è una forma di performance».
Artista affermata, Alexandra Grant ha esposto le proprie opere in gallerie e musei di tutto il Paese, da Los Angeles a New York, costruendo nel tempo un percorso creativo riconosciuto a livello internazionale.
Il lancio di LOVEwine rappresenta un nuovo capitolo della sua attività artistica, ma anche un omaggio a una passione nata molti anni fa, durante l’adolescenza.
Grant ricorda infatti un’estate trascorsa a Parigi tra la seconda e la terza media insieme alla madre, diplomatica americana allora in servizio in Francia. «Vivevamo in una minuscola stanza d’albergo mentre cercavamo un appartamento. Essendo figlia unica di una madre single, eravamo soltanto noi due, immerse in quella grande avventura. Non c’era un vero programma per la mia estate».
Fu proprio in quel periodo che avvenne il suo primo incontro con il mondo del vino. Seduta al ristorante con la madre, si vide consigliare dal personale un calice in accompagnamento al menu. La madre cercò di spiegare che la figlia aveva appena dodici anni e chiese semplicemente una Coca-Cola o dell’acqua. «La cameriera se ne andò indignata e tornò poco dopo con un enorme bicchiere di vino, dicendo a mia madre: “Madame, la Coca-Cola è dannosa per sua figlia”». Grant ricorda ancora oggi quell’episodio con divertimento. «È stato il mio primo incontro con la cultura del vino», conclude.
