Vi ricordate di Mafalda? La celebre striscia di fumetti disegnata da Joaquín Salvador Lavado Tejón, conosciuto come Quino, fu pubblicata per la prima volta il 29 settembre 1964, esattamente 55 anni fa.
Personaggio ispirato a una bambina del romanzo “Dar la cara” di David Viñas (del quale si trova anche la versione cinematografica), Mafalda nacque un po’ per caso e su commissione per un’azienda che cercava una mascotte pubblicitaria e Quino cercò fortuna sul supplemento della rivista Leoplán “Gregorio” dove le prime tre strisce di Mafalda furono pubblicate. Ma il vero debutto avvenne appunto il 29 settembre 1964 sulle pagine del settimanale “Primera Plana” per volontà del suo direttore Julián Delgado: fu qui infatti che Mafalda si presentò al grande pubblico senza finalità commerciali e divenne la protagonista indiscussa del fumetto.
6 anni, molto intelligente e particolarmente attenta ai problemi che affliggono il mondo, Mafalda è una bambina molto matura per la sua età, che non si fa problemi a fare domande scomode agli adulti. È la metafora di una nuova società che cresce e vuole capire il motivo delle storture del mondo e molte delle scelte di Quino sono state fatte proprio per rappresentare il mondo dell’epoca: ad esempio Mafalda odia la minestra che, come afferma lo stesso disegnatore, «è una metafora di tutto ciò che si vuole imporre con la forza, delle cose alle quali vuole costringerti il potere, di ciò che viene imposto a un bambino, a un cittadino, a un popolo.»
Quino trasse ispirazione anche dai famosissimi Peanuts di Charles Schultz creando un personaggio e un’ambientazione che però erano decisamente più reali e per nulla infantili. Si trattò in ogni caso di un fumetto critico e sarcastico e il suo successo è proprio da ricercare nella spontaneità e nei dialoghi diretti, ma mai banali, della protagonista. Anche il grande Umberto Eco, che scrisse la prefazione alla prima raccolta italiana, fu un grande appassionato di Mafalda: «è un’eroina arrabbiata che rifiuta il mondo così com’è[…], vive in una continua dialettica col mondo adulto, che non stima, non rispetta, avversa, umilia e respinge, rivendicando il suo diritto a rimanere una bambina che non vuole gestire un universo adulterato dai genitori» scrisse.
