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George Clooney: il bellissimo discorso alla Mostra del Cinema di Venezia

"Il cinema non ha il potere di risolvere le grandi crisi del mondo, ma può cambiare il modo in cui le persone guardano agli altri"

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Standing ovation per George Clooney, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, dove l’attore ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera.

Sul palco la star hollywoodiana ha trasformato la cerimonia d’apertura dell’83esima Mostra del Cinema in un manifesto civile. Ha subito scherzato sul riconoscimento ricevuto: “quando vi dicono che vi consegneranno il premio alla carriera ci sono solo due cose che ti vengono in mente: che onore, prima e la seconda, è che forse sanno qualcosa che non so, forse hanno parlato con i miei medici…”.

L’attore 65enne ha quindi riflettuto sui suoi 45 anni di lavoro e successi: “ti rendi conto che non hai avuto una carriera, ma una serie di fortunati casi fortuiti. Se guardo indietro”, ha ricordato l’attore statunitense, “sembra che avessi un piano, ma in realtà cercavo un modo per pagare l’affitto e non tornare in Kentucky.” Da qui, una delle frasi centrali del suo intervento: “nessuno arriva da nessuna parte da solo”. George Clooney ha ricordato come Venezia riesca da decenni a riunire persone provenienti da paesi e culture differenti, dimostrando quanto siano universali le emozioni umane: “nessuno ride o piange in una lingua diversa, i genitori si preoccupano allo stesso modo ed è difficile credere che siamo così diversi”.

Il cinema, secondo l’attore, “non ha il potere di risolvere direttamente le grandi crisi del mondo, ma può cambiare il modo in cui le persone guardano agli altri”. “Le storie”, osserva Clooney, “non risolvono le elezioni, ma fanno qualcosa di straordinario. Ci ricordano che uno sconosciuto non è mai uno sconosciuto, e che potrebbe semplicemente essere l’eroe della storia di qualcun altro. E se riusciamo ancora a sederci insieme al buio e a preoccuparci per persone che non abbiamo mai incontrato, allora penso che ce la caveremo”.

E come sempre, non si esime quando è chiamato a parlare dell’amministrazione Trump.

“Stiamo vivendo un momento in cui chi detiene il potere ci dice di temerci l’un l’altro, ma noi sappiamo che non è così. Perché la storia ci insegna qualcosa: le prime persone che gli autoritari cercano di mettere a tacere non sono i politici, ma,  i giornalisti che fanno domande, gli artisti che rifiutano le risposte semplici, i registi, gli scrittori, gli attori e i musicisti che insistono sul fatto che qualcuno che non hai mai incontrato potrebbe semplicemente meritare la tua empatia”.

Più personale e affettuosa, poi, la parte finale del discorso: “non trovo le parole per esprimere il mio amore per la mia straordinaria moglie e i nostri due figli, che sono le uniche persone al mondo a pensare che io sia stato un buon Batman”.

(foto Getty Images)

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