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Mini Countryman: l’auto come una pochette

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La Mini piace alle donne per lo stesso motivo per cui alle donne piacciono le pochette, quelle borse minuscole che contengono solo il telefono, la carta di credito, 20 euro per il taxi e se siamo fortunate anche le chiavi di casa. La Mini è anche un classico come il trench, lo Chanel nr. 5 e il tubino nero. Ha avuto una seconda vita, letteralmente.

Un lifting riuscito

Creata nel ’59 dalla British Motor Corporation, nel 2001 è stata rilevata dalla BMW che l’ha presa e, come le donne che attraversano la soglia dei quaranta, si è fatta un lifting. LA BMW come il miglior chirurgo ha rifatto la forma, ha lasciato lo spirito con l’autostima ringiovanita, rimpolpata, rimodellata. Ci piace anche per il nome. Mini. Come minigonna. Sinonimo di un piccolo pezzo di tessuto che scopre quello che deve facendoci sentire sexy, accattivanti, pronte a conquistare il mondo. Se la Mini fosse un’animale sarebbe, senza ombra di dubbio, un gatto, pronto a tirare fuori gli artigli, scattante, ma anche sensuale, che sa cacciare, sa cosa vuole a sa cosa gli piace. L’immagine di una donna moderna. E la fa sentire le donne così come la descrive Robertson Davis: “Dio fece il gatto perché l’uomo potesse avere il piacere di coccolare la tigre”.

Un’auto sexy e scattante

Come tutte le donne la Mini non è perfetta: lo specchietto laterale è troppo in basso e si vede solo per 5/6 quello che abbiamo provato. Oltre questo, non possiede molti scompartimenti e la leva per modificare la posizione del sedile è un po’ difficoltosa. Però sa anche essere pratica: l’aletta supplementare dal lato del guidatore così come l’astuccio per gli occhiali da tenere sempre alla portata di mano. Della Countryman ho adorato anche i comodi sedili che sostengono la schiena e luci “di servizio” intercambiabili in modo da adattarle all’umore. Quando si esce dal parcheggio è sveglia e responsiva. Potrebbe cambiare il modo in cui guidano le donne.

Silvia Wdowiak

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