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Il coraggio di Naoto

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Il disastro di Fukushima, Giappone, è stato ben documentato: la distruzione delle vite umane, la sofferenza e il dolore degli abitanti e i danni arrecati alle costruzioni dalle onde dello tsunami che nel 2011 causò anche fuoriuscite di materiale radioattivo dalla centrale Fukushima Daiichi. Nel terrificante caos a essere colpiti sono stati anche gli animali, abbandonati nella zona radioattiva dagli abitanti in fuga. Ma Naoto Matsumura, cinquantacinque anni, non si è dimenticato di loro.

L’uomo, un tempo impiegato nell’edilizia, vive nella zona radioattiva per prendersi cura degli animali che la popolano. Conosciuto come “il guardiano degli animali”, è rimasto accanto alle bestiole che i proprietari, in fuga dalla “zona di esclusione” non hanno portato con sé. Si rende conto del rischio a cui è soggetto, ma si “rifiuta di preoccuparsene”.

Dopo il disastro nucleare, Matsumura lasciò la propria casa per cercare un posto più sicuro dove stabilirsi, rendendosi però conto che stava lasciando indietro qualcosa di davvero importante: gli animali. Una volta tornato a casa a Tomioka, una piccola città della regione di Fukushima, l’uomo aveva trovato ad aspettarlo un’incredibile quantità di animali abbandonati. La sua paura maggiore era quella legata alla mutazioni del DNA e al possibile sviluppo di cancro, tipico dell’esposizione cronica alle radiazioni, ma non era passato molto tempo prima che il cinquantacinquenne notasse lo stato di salute di cani, gatti, maiali, vitelli e addirittura struzzi: erano ancora sani.

L’uomo ha così preso coraggio ed è attualmente l’unico abitante della zona di esclusione: beve solo acqua in bottiglia e cibo importato, evitando qualsiasi alimento di provenienza locale. Prendersi cura di tutti quegli animali è per lui un impiego a tempo pieno, e nonostante il governo non lo sostenga con alcuna forma di aiuto economico, riesce comunque a mantenersi grazie ai donatori che lo ammirano e sostengono la sua causa. Ecco le foto più belle che lo ritraggono insieme ai suoi compagni di vita e la sua pagina Facebook dove è possibile saperne di più (e, se lo si desidera, donare).

 

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