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10 motivi per cui i disordinati sono più felici

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Quante volte ci siamo arrabbiati perché, trovando la stanza messa a posto, non riuscivamo più a trovare le cose? Come se il disordine fosse in realtà solo un ordine: mascherato, soggettivo, ma comunque efficace.

Dopo il successo del “potere del riordino”, che aveva convinto tutti della corrispondenza necessaria tra ordine degli spazi e serenità mentale, finalmente è arrivata la risposta: si tratta de “Il Tao del disordinato” (Feltrinelli, 2016) che promette invece di rivalutare il disordine come atteggiamento profondamente sintonico con la vita. 

“Il Tao del disordine”, dice l’autrice Marcella Danon, “è un atteggiamento più aperto nei confronti della vita, e una maggior predisposizione a danzarla a braccia aperte invece di rinchiudersi in chiusi abitacoli, nell’illusione di proteggersi da un disordine che non solo è inevitabile, ma è anche indispensabile per vivere bene”. Se accogliamo il disordine come parte integrante dell’esistenza, sono tanti i doni che sa elargirci: creatività, adattabilità, capacità di improvvisazione, e anche fiducia in se stessi, resilienza, persino felicità.

Certo, fondamentale è l’equilibrio: se è vero che – come diceva un cantante, e un filosofo prima di lui – “bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella che balla”, è innegabile che un po’ di ordine può far riposare il nostro cervello e riorganizzare le priorità.

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