Con l’emergenza sanitaria in corso, anche i tribunali civili hanno rallentato (se non proprio sospeso in alcuni casi) la propria attività per due lunghi mesi. Questo ha determinato uno slittamento dei tempi che, nel caso di divorzi e separazioni, significa letteralmente “congelare” la vita personale delle parti coinvolte, con tutti i problemi economici e logistici che ne conseguono.
Proprio per superare questo problema, in alcuni casi moglie e marito, con il supporto dei propri rappresentanti legali, hanno provato a chiedere al giudice una semplificazione della pratica. Richiesta accolta in alcuni tribunali (come accaduto già a Monza, Verona, Vercelli e Torino), che hanno permesso ai difensori di “convenire sulla scelta della cosiddetta trattazione scritta, facendo pervenire al Presidente in via telematica, almeno due giorni prima della cosiddetta udienza virtuale, una dichiarazione sottoscritta dalle parti“.
Ma come funziona? Nei casi in cui le coppie hanno già trovato un accordo sui termini anche pratici della separazione, viene loro consentito di procedere con una dichiarazione scritta ed inviata via mail in cui confermano di essere a conoscenza delle norme processuali e di aver liberamente scelto di rinunciare alla presenza fisica.
A questo punto viene fissata l’udienza “virtuale”, che non richiede la partecipazione delle parti ma serve soltanto al Tribunale per l’adozione dei provvedimenti. In tal modo la coppia in pochi giorni consegue l’omologa (nel caso di separazione consensuale) o la sentenza (nel caso di divorzio congiunto).
Questa nuova formula non è stata accettata da tutti i Tribunali. Per alcuni giudici resta infatti fondamentale il momento dell’udienza e del confronto faccia a faccia. Ma visto che altri hanno accettato di procedere in questo modo, non è detto che la formula non venga mantenuta anche quando l’emergenza sarà finita.
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