Bernardo Bertolucci è stato uno degli ospiti più attesi del BiFest, il Bari International Film Festival che si è concluso lo scorso 28 aprile. In un affollatissimo Teatro Petruzzelli il regista ha presentato in anteprima mondiale una copia restaurata del suo capolavoro “Ultimo tango a Parigi”, che sarà poi distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal 21 maggio.
Bertolucci ha parlato a ruota libera di cinema, vita e scandali, dicendo la sua sul caso Weinstein e su Kevin Spacey: «Mi vergogno per Ridley Scott che, obbedendo all’imposizione razzista di Hollywood, ha cancellato Kevin Spacey da “Tutto l’oro del mondo”. Per reazione mi viene voglia di girare un film con l’attore».
Dopo lo scandalo che ha colpito Spacey, accusato di molestie sessuali e ripudiato da Hollywood, in tutto il mondo si è a poco a poco abbattuto il muro di omertà e silenzio che attanagliava il mondo del cinema (e non solo) e di lì a poco è arrivato il caso Weinstein e il movimento #MeToo. «Ovviamente sono del tutto d’accordo con il movimento Mee Too che ha dato voce, risvegliando l’inconscio collettivo soffocato per anni, alle donne abusate. Affonda le radici nel Sessantotto, la stagione di svolta che ha influenzato anche il mio cinema, specialmente Ultimo Tango a Parigi».
Al Teatro Petruzzelli c’era anche Giuseppe Tornatore, che ha consegnato a Bertolucci il Fellini Platinum Award: «Bernardo è un maestro del cinema: il più giovane, il più inquieto» ha spiegato il regista siciliano.
“Ultimo tango a Parigi”, il film che diede scandalo e che fu la pellicola italiana più vista nel nostro Paese con 15,6 milioni di spettatori, è ormai riconosciuto come un capolavoro indiscusso della settima arte grazie alla sapiente regia di Bertolucci e alla magnifica interpretazione di Marlon Brando. Ma fu anche ricordato per essere protagonista di un’assurda vicenda giudiziaria che lo vide dapprima sequestrato, poi nel 1976 fu addirittura messo al rogo e solo nel 1987 fu riabilitato: «Oggi, per fortuna, l’Italia è molto diversa da quella che bruciò la mia opera, mi condannò a due mesi di prigione con la condizionale e per cinque anni mi tolse i diritti civili impedendomi di votare»
