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Addio al papà delle musicassette

Ci ha lasciati Lou Ottens, inventore delle musicassette che tanta compagnia ci hanno fatto. E che godono ancora di ottima salute. La più venduta? "Chromatica" di Lady Gaga

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Fu di Lou Ottens la geniale invenzione del registratore portatile, che, negli anni 60,  consentì di avere la musica “a portata di mano e di orecchio” al mondo intero.
Solo successivamente, ebbe l’idea dell’audiocassetta, di cui, sono stati venduti oltre 100 miliardi di esemplari.

Presentate come prototipo alla fiera della radio di Berlino e lanciate a livello internazionale grazie a un accordo con la Sony, erano la risposta di Lou Ottens ai grandi nastri a bobina. Questi ultimi fornivano un suono di alta qualità, ma erano oggettivamente più ingombranti e costosi. Per la sua invenzione, Ottens, ingegnere olandese, utilizzò un blocco di legno abbastanza piccolo e sottile da stare in tasca, come obiettivo, per quello che sarebbe stato il futuro della registrazione e della riproduzione su nastro.

“Voleva che la musica fosse portatile e accessibile” spiega il regista di documentari Zack Taylor, che ha trascorso molto tempo con Ottens per il suo film “Cassette: A Documentary Mixtape”.  “E, in seguito – spiega ancora  Taylor – “ha spinto perché Philips concedesse in licenza questo nuovo formato ad altri produttori gratuitamente, aprendo la strada affinché le cassette diventassero uno standard mondiale”.
In seguito, come direttore tecnico della Philips, Ottens prese parte anche allo sviluppo del compact disc. Era il 1979.

Ottens ci ha lasciati, a 94 anni, il 6 marzo scorso, secondo i media olandesi, nella sua casa di Duizel, nei Paesi Bassi.

Nonostante gli anni e i passi da gigante fatti dalla tecnologia musicale, le audiocassette continuano a mantenere un fascino molto forte. Lo scorso, anno solo in Gran Bretagna, le vendite  hanno segnato un +103% rispetto al 2019.
Gli album più venduti, su questo supporto, sono stati  quelli di artisti “nuovi”: “Chromatica” di Lady Gaga, “Calm” dei 5 Seconds of Summer, “Weird” di Yungblud e “Notes on a Conditional Form” dei 1975.

(Photo by Daniel Schludi on Unsplash)

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