Fashion sharing: sai cos'è?

Fashion sharing: sai cos'è?

Condividere i propri capi con gli altri: le nuove frontiere dell’economia collaborativa.

Chi di voi non ha mai avuto un amico, un fratello o un cugino con cui abbia condiviso i propri capi di abbigliamento? Sarà capitato sicuramente a molti e il vantaggio che se ne trae è notevole, dal punto di vista economico in particolare; senza contare quel pizzico di soddisfazione che nasce dalla condivisione di qualcosa con qualcuno. Una sostenibilità che in passato di sicuro non percepivamo come tale. Ma lo era. E sono proprio questi, la condivisione e la sostenibilità, i pilastri fondanti dell’iniziativa di cui stiamo per parlavi, il Fashion Sharing, ossia la condivisione di abiti e oggetti di gente comune.

Ci spieghiamo meglio. Il progetto, Sharewear, nato in Svezia su iniziativa di VisitSweden insieme a Swedish Institute, prevede che chiunque possa fotografare un oggetto disponibile, caricarlo su Instagram con l’hashtag #sharewear oppure sul sito Sharewear.se e poi gli utenti possono geolocalizzare i capi, decidere di farselo recapitare a casa e tenerlo per una settimana, dopodiché il capo ritorna in circolazione. Tutto gratuitamente. Ed è così che l’economia apre le porte anche a modelli di consumo che si basano sulla condivisione.

Un progetto che potrebbe risultare molto utile anche se ad utilizzarlo sono ad esempio le mamme che rimettono in circolo i vestiti dei neonati, capi che, si sa, si usano poche volte perché il bimbo cresca in fretta.

E parlando di bimbi, c’è da dire che l’idea di condividere i propri beni mediante una piattaforma non è solo di quelli di VisitSweden. Babysharing, ad esempio, è il sito che consente alle mamme e ai papà di ridare vita utile agli oggetti e ai vestitini di bimbi mettendoli in vendita. Questo consente di eliminare cianfrusaglie dalla cantina e contribuire alla sostenibilità economica!  Un progetto che, come spiegato sul sito dagli ideatori è “nato dall’ingegno di un bimbo di nome Niccolò”, che un giorno ha iniziato a rivedere tutte le cinafrusaglie per fare il mercatino sotto casa. Da qui l’idea dei genitori di “mettere in condivisione oggetti, abiti, giochi dismessi e dargli una nuova vita. Inizialmente divenne un progetto embrionale tra coppie di amici e conoscenti per lo scambio di passeggini, abitini azzurri per abitini rosa e giochi. Quello stesso progetto oggi è una piattaforma – Babysharing.com – aperta a tutte le mamme e ai papà, ma soprattutto ai loro piccoli Niccolò.”


foto da traterraecielo.it

Now on air