Chi dice più parolacce appare più onesto

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Chi dice più parolacce appare più onesto

Le parolacce, dal vivo o sui social, denotano onestà. La scienza lo conferma.

Il linguaggio scurrile è stato riabilitato da recenti ricerche che ne hanno analizzato gli effetti positivi, in relazione con il cambiamento dei costumi nel corso dei decenni.
Sono finiti i tempi in cui una battuta come ''Francamente, mia cara, me ne infischio", pronunciata da Clark Gable nel celebre film Via col Vento, poteva costare 5mila dollari di multa ai produttori.
Secondo David Stillwell, ricercatore in big data analytic all'Università di Cambridge, "Imprecare è spesso fuori luogo ma può anche costituire l’evidenza che qualcuno ti stia comunicando la sua opinione reale. Dal momento che una persona non sta filtrando il proprio linguaggio per essere più gradevole potrebbe voler dire che non sta filtrando neanche i suoi punti di vista''.
La sua ipotesi è stata messa alla prova in uno studio simpaticamente battezzato ''Francamente ce ne importa: la relazione fra volgarità e onestà'', con tre diverse procedure.
A 276 partecipanti statunitensi è stato innanzitutto sottoposto un questionario, nel quale si chiedeva loro di elencare le parolacce più frequenti, le preferite e più utilizzate, spiegandone le ragioni e le situazioni in cui sfoderano di solito quei termini.
E' stata poi messa in scena una sorta di esperimento teatrale per far loro determinare se qualcuno fosse davvero onesto o stesse rispondendo in modo socialmente corretto, ma probabilmente falso.
A quanto pare, quelli che nella prima lista avevano elencato più termini volgari sono risultati essere quelli all'apparenza più onesti.
Infine, sono stati messi sotto la lente dati da 75mila profili Facebook, per valutare l'uso delle parolacce nelle interazioni sociali con gli ''amici''.
Dall'analisi è emerso che, gli utenti che usano un vocabolario più volgare sono anche quelli i cui schemi linguistici rientrano nel territorio dell'onestà, o quantomeno, dell'onestà percepita
"Chi parla come mangia spesso viene avvertito come genuino, naturale, senza costruzioni", spiega lo psicologo milanese Luca Mazzucchelli, vicepresidente dell'Ordine degli psicologi della Lombardia, "per questo arriva in modo diverso all'attenzione dell’ascoltatore. In parte è legato al fatto che l'irriverenza comunicativa prende sempre in contropiede e "buca" la nostra attenzione, in parte è anche vero che si rivolge alla nostra parte più grezza, senza sovrastrutture, vera''.
Il linguaggio è il primo passo per fare breccia nell'attenzione di chi ci ascolta, ''Riuscire a comunicare utilizzando il linguaggio del nostro interlocutore è certo importante, ma lo è ancora di più quando riusciamo a entrare nella sua mente, a usare il linguaggio che l'altro magari non esplicita ma coltiva dentro di se: la lingua dei suoi pensieri", aggiunge Mazzucchelli.

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