Brexit, l'impatto sulla musica della possibile uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea

extra

Brexit, l'impatto sulla musica

Cosa cambia nell'industria musicale con la Brexit? ve lo spieghiamo in questo articolo

Brexit o Brimain? La richiesto del Regno Unito di separarsi dall'Unione Europea sta facendo molto discutere da qualche tempo. 

Le conseguenze che l'approvazione di Brexit avrebbe sui diversi settori dell'economia sono numerose e ogni industria, grande o piccola, risentirebbe in qualche modo del cambiamento avvenuto. 

Anche l'industria musicale, che ruota attorno ad artisti che vanno in tournée per il mondo e fans, che viaggiano sempre più per il globo pur di assistere a concerti e festival dei loro idoli, dovrebbe adattarsi ad alcuni cambiamenti.

Ma che effetti avrebbe Brexit su questo settore nel paese che ha dato vita ai Beatles, i Rolling Stones, gli Who, i Led Zeppelin, i Pink Floyd e i Queen?

Le vendite
L'industria musicale britannica nel 2015 ha superato il resto dell'economia Uk dello scorso anno, anche e soprattutto grazie al nuovo album di Adele.
3,1 miliardi di sterline, quanto ha generato nel 2014 il cosiddetto "turismo musicale", i fan che si spostano per seguire gli artisti.
 
La prima conseguenza per la Gran Bretagna in caso di Brexit sarebbe la perdita della disponibilità del fondo che l'Unione Europea ha stanziato a favore delle attività artistiche.  
Un fondo da 1 miliardo di euro destinato ai settori creativi, a cui ogni paese può accedere presentando richiesta. 
 
A seguito del Brexit, si verificherebbe inoltre un aumento del costo d'acquisto di dischi e merchandise, sia online (per le persone che vivono nel Regno Unito e comprano in Europa e viceversa), che diretto, per l'aumento dei costi di produzione.
 
I dati della British Phonographic Industry (BPI) mostrano che in Inghilterra si vendono molti più dischi fisici che in America, mentre l'Italia è il secondo paese in Europa con la maggior percentuale di spesa per album di artisti inglesi, solo dietro l'Olanda.
 
La vendita dei download digitali obbedisce poi a norme IVA abbastanza complicate, semplificate dal regime IVA MOSS, che permette agli artisti che vendono download di non aprire una partita IVA in ogni paese dell'UE.
Anche questo potrebbe cambiare per il Regno Unito se abbandonasse l'Unione.
 
Le imposte sui ricavi provenienti dalle esibizioni, inoltre, devono essere pagate nel paese in cui le stesse hanno luogo.
Le percentuali variano in tutta Europa, ma Brexit potrebbe comportare una modifica nelle aliquota.
Il Live
Per l'Associazione degli Agenti di Viaggio Britannici, Brexit costituirebbe una preoccupazione anche per il settore viaggi. L'effetto domino sull'industria musicale è logica conseguenza, in quanto verrebbero toccati sia i turisti (quindi i fan), che coloro che viaggiano per lavoro (le band e il loro seguito).

Per l'Inghilterra potrebbero anche decadere anche gli accordi circa voli, tariffe e movimento merci tra UE e USA.
 
Per un musicista britannico oggi andare in tournée per l'Europa è relativamente semplice. L'Area Schengen permette infatti di accedere e muoversi liberamente nei 26 paesi da cui è composta, senza dover esibire il passaporto. 
 
Il Regno Unito non è parte dell'Area Schengen, quindi lasciare anche l'UE non dovrebbe influire sulla libertà di movimento per i musicisti che erano già in tournée per l'Europa.
 
L'approvazione di Brexit potrebbe però significare la necessaria richiesta di un visto lavorativo per esibirsi anche nei paesi di quest'area. 
Un visto per l'Area Schengen costa 60 € a persona! Per un gruppo di quattro componenti, più il manager e l'autista, la spesa prevista comporterebbe un extra di 360€ sui costi di un tour.
 
E' chiaro che per artisti già affermati, l'aggiunta sarebbe nulla, ma il danno maggiore ricadrebbe su artisti giovani, emergenti o indipendenti. 
 
Le tournée europee per artisti britannici richiederebbero inoltre la precedente offerta ad esibirsi da parte di uno sponsor. Il lavoro burocratico extra necessario renderebbe gli sponsor europei meno inclini a preoccuparsi per gli artisti minori.
 
La normativa sulle tournée richiede poi un "carnet", che consente di importare ed esportare la propria strumentazione senza pagare tasse.
Qualora il Regno Unito dovesse uscire dall'Europa, il carnet verrebbe richiesto anche dalla normativa britannica, contrariamente a quanto previsto ad oggi.
Sarebbe quindi necessario un coinvolgimento maggiore di persone e tramiti nel corso della tournée, per quanto riguarda il controllo dei carnet e dei visti in ogni fase del tour.
Questo toglierebbe tempo prezioso e risorse dall'attività di messa in piedi di uno spettacolo.
 
Leggi più complicate e viaggi più costosi
Tra le speculazioni più papabili troviamo sicuramente leggi più complicate, viaggi più costosi, e gestioni burocratiche più scomode.

Per quanto riguarda invece questioni maggiori, è probabile che non cambierà molto: il Regno Unito e l'Europa sono mercati massicci, quindi i trattati non proibiranno più di tanto i movimenti tra le due parti.
 
Come abbiamo detto quelli che accuseranno maggiormente il colpo saranno gli artisti minori, quelli che contano sulle tournée in Europa o sui Festival europei per guadagnare visibilità al di fuori del proprio paese d'origine per la prima volta, ma non solo.. I costi crescenti interesserebbero naturalmente anche i fan che seguono i propri artisti preferiti in tour e acquistano merchandise e brani via internet.
L'Eurovision Song Contest
Per la Gran Bretagna, Brexit non metterebbe in questione l'idoneità alla partecipazione all'Eurovision. Al festival sono infatti ammessi i paesi membri dell'Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), ma non necessariamente facenti anche parte dell'Unione Europea.
 
L'unico inconveniente che potrebbe insorgere riguarderebbe le votazioni al candidato inglese provenienti da altri paesi, sostenitori dell'UE. 
 
I voti dell'Eurovision sono frutto di predilizioni personali, ma le linee di separazione da quelle politiche sono molto sottili, pertanto scontentare alcuni "amici" europei potrebbe garantire al Regno Unito alcuni anni di ultimi posti assicurati.
Stronger In
Molti rappresentanti del mondo dello spettacolo, inglesi e non, si sono pronunciati contro Brexit.

Aderendo alla campagna "Stronger In" ("Più forti dentro -l'UE"), Benedict Cumberbatch e Keira Knightley sono 2 delle più di 250 celebrities inglesi ad essersi espressi contro l'uscita dall'Unione Europea.

Ecco alcune dichiarazioni rilasciate al giornale The Guardian:

"La Gran Bretagna non solo è più forte in Europa, è più fantasiosa e creativa!"

"Molti di noi (artisti), dai più piccoli ai più influenti, hanno lavorato a progetti che non sarebbero stati possibili senza la vitale importanza dell'Unione Europea e la collaborazione con gli altri paesi!"

"Da Bard a Bowie, la creatività britannica è fonte di ispirazione per gli altri paesi".

Altre personalità hanno preferito invece astenersi dalla scelta e c'è anche chi, come Noel Gallager, si chiede come mai i politici abbiano chiamato al voto il paese in questa occasione, ma non in altre altrettanto importanti, come ad esempio l'invio di truppe in Iraq.

Tra chi invece voterà a favore di Brexit ci sono il musicista Bryan Adams e la modella e attrice Liz Hurley.

Now on air