Robot che provano dolore

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Stanno cercando di costruire robot che provano dolore. Perché?

Sta succedendo all'università di Hannover. I ricercatori promettono: "Sarà più sicuro anche per noi".

Tra l'eccitazione di alcuni e il timore di molti, le frontiere della robotica non smettono di spostarsi un po' più in là, giorno dopo giorno.

L'ultima arriva da Hannover, Germania, dove alcuni ricercatori stanno sviluppando un sistema nervoso artificiale che permetterà anche ai robot di sentire dolore: si tratta di una sostanza sintetica, simile alla pelle umana, che avvolgerà il braccio robotico, permettendo alla macchina di valutare i danni inferti e, in caso, reagire, allontanandosi dalla fonte di dolore. 

"Il dolore nasce per proteggerci e per avvertirci che qualcosa non va", dice Johannes Kuhen, membro del team di ricerca. "Ed è qualcosa che ci consente di allontanarci dalle fonti che ci stanno recando del male". Un prezioso "alleato evolutivo", dunque, che ha fatto sì che, per esempio, imparassimo molto presto a maneggiare il fuoco. Ma perché insegnare a un robot a sentire dolore?

Innanzitutto per la nostra sicurezza, dicono i ricercatori: un robot sensibile sarebbe una garanzia anche per chi ci lavora accanto, oltre che un notevole vantaggio in termini di efficienza. D'altra parte, però, se i robot possono sentire dolore, allora potrebbe diventare problematico per noi infliggerglielo. Potremmo cominciare a empatizzare coi robot e cominciare a pensare che anche loro hanno dei diritti.

Un'eventualità che apre a scenari inquietanti e che certamente diventerà centrale nei prossimi anni.

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