I pisolini fanno bene alla produttività?

La siesta fa bene alla produttività?

Mentre in Spagna il governo vuole abolire il sonnellino pomeridiano, in America gli scienziati si interrogano.

Da qualche parte in Italia si fa, ma non è istituzionalizzata come in Spagna. Stiamo parlando della siesta, uno dei simboli indiscussi dell'identità iberica, considerata da alcuni la prova più evidente della capacità dei nostri cugini di godersi la vita, da altri una delle cause principali della crisi economica del paese.

In Spagna la giornata lavorativa inizia alle 10 e termina alle 20, intervallata da una pausa pranzo di due o tre ore, voluta in origine per evitare ai contadini di lavorare sotto il sole durante le ore più calde del giorno. Recentemente la sua utilità è stata messa in discussione dal primo ministro Mariano Rajoy, che ha annunciato non solo di voler ridurre l'orario della pausa pomeridiana, allineandola agli standard europei, ma anche di avere intenzione di riportare il fuso orario spagnolo al "Tempo medio di Greenwich", più consono alla posizione geografica del paese - che di fatto rispetta ancora la decisione del dittatore Franco, che spostò gli orologi sul fuso orario di Berlino per compiacere Adolf Hitler.

Mentre in Spagna il dibattito resta aperto, dagli Stati Uniti, dove solo recentemente si ha iniziato a discutere di stress da lavoro e di lavorodipendenza, gli scienziati si interrogano sull'importanza del sonno in un sistema economico produttivo. La soglia minima del sonno è stabilita per le 7 ore notturne, ma ancora poco si è scritto sulla relazione tra siesta e produttività.

Matthew Gibson e Jeffrey Shrader, autori di un libro che indaga il rapporto tra uso del tempo e produttività economica, suggeriscono che il centro della discussione non è la siesta, ma piuttosto la questione dell'ora legale e, in generale, l'organizzazione della giornata economica di un Paese: dove il sole cala più tardi, infatti, le persone mangiano più tardi, vanno a letto più tardi, si svegliano stanche e quindi necessitano proprio di quella siesta che ad altre latitudini non sarebbe necessaria.

Comunque la si guardi, la questione non è affatto superflua: se in Spagna la proposta del premier sta facendo tanto scalpore è perché gli spagnoli hanno la (storica) consapevolezza che la gestione del tempo è il vero, autentico possesso.

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