I ragazzi selvaggi

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Bambini allevati da animali

Bambini-lupo, bambini-orso, bambini-scimmia: : la vera storia di Mowgli

Non solo al cinema. La storia è piena di bambini abbandonati o persi nella giungla, che riescono misteriosamente a sopravvivere grazie all'aiuto di altri animali.

Su Focus si racconta la storia di alcuni di loro: le sorelle-lupo (8 anni e un anno e mezzo), che vivevano in una tana in mezzo ai lupi, nutrendosi di latte e carne cruda, usando le mani per spostarsi; il cosiddetto bird-boy, che nel 2008 fu scovato in una casa nella campagna russa insieme a decine di uccellini in gabbia e si esprimeva solo con cinguettii; il bambino-scimmia, ribattezzato Tarzancito, trovato a 5 anni nella foresta di Salvador, che comunicava con vocalizzazioni da scimmia.

In alcuni casi, di questi bambini si persero di nuovo le tracce: è il caso del ragazzo di 15 anni, avvistato nei pressi di una mandria di bufali. Dopo un primo periodo di ricovero, il ragazzino sparì, nascosto dai parenti - secondo un giornalista - perché ritenuto in possesso di poteri magici.

Sono bambini che spesso scappano da situazioni difficili. Famoso è il caso di Ivan Mishkov che, fuggito da una madre indifferente e un padre alcolizzato, iniziò a cooperare coi cani randagi e riuscì a farsi accettare come capo-branco, dividendo il cibo con loro e ricevendo in cambio calore e protezione.

In tutti i casi, comunque, ciò che sembrava distinguere questi bambini selvaggi dagli altri esseri umani era il mancato possesso del linguaggio: quanto più questi bambini era stati a contatto con gli animali, tanto più difficile era il recupero. Anna Ludovico, autrice di un libro dedicato all'argomento, afferma: "Lo studio dei bambini selvaggi ci porta alla scomoda considerazione che senza il linguaggio verbale, che ci viene dato dall’ambiente sociale in cui viviamo, viene meno la più importante caratteristica della nostra specie, vale a dire la possibilità di pensare in modo astratto". È il linguaggio, dunque, il vero discrimine tra umanità e animalità. Una conclusione che dà molto da pensare sull'evoluzione dell'apprendimento.

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