Martin Scorsese: ecco i miei film italiani preferiti

Martin Scorsese: ecco i miei film italiani preferiti

Il grande regista, ospite alla Festa del Cinema di Roma, rende omaggio al nostro cinema

Martin Scorsese ha conquistato il pubblico della Festa del Cinema di Roma, tra presentazione di alcuni film del programma e tanti incontri dedicati alla settima arte.

Il regista ha anche rivelato quali sono i nove film italiani che lo hanno più segnato (e di cui ha fatto vedere alcune sequenze).

Si tratta di «nomi e film che hanno cambiato la mia vita, letteralmente», ha dichiarato Scorsese. Pellicole che arrivano fino agli Anni Settanta, perché «a quel tempo io iniziai a farlo il cinema, mentre questi sono i film italiani che mi hanno condizionato prima di diventare regista io stesso».

Ecco la carrellata di Scorsese:

Accattone (1961) di Pier Paolo Pasolini

«Un vero shock per me, non sapevo chi fosse Pasolini ma capivo i suoi personaggi perché venivo da quei mondi, dagli ultimi di New York che non erano diversi dagli ultimi di Roma. Pasolini mi ha insegnato la santità dell’animo umano»

 La presa del potere di Luigi XIV (1966) di Roberto Rossellini

«Attraverso il dettaglio Rossellini sapeva raccontare la Storia»

Umberto D (1952) di Vittorio De Sica

«Il momento ultimo e sublime del Neorealismo con la purezza, la dignità e l’ironia di De Sica»

Il posto (1961) di Ermanno Olmi

«Il documentarista che ha reso pura la finzione»

L’eclissi (1962) di Michelangelo Antonioni

«Colui che mi ha insegnato un’esperienza di cinema nuova, diversa, alienante. Il suo lavoro sullo spazio, sulla composizione, sulle luci & ombre, sui personaggi: tutto in Antonioni apparteneva a una mente “altra”, a una fantascienza narrativa»

Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi

«L’arguzia che cerco nel cinema lui me l’ha donata»

Salvatore Giuliano (1962) di Francesco Rosi 

«Il criminale che diventa figlio, ovvero l’umanità totale»ı

Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti

«Visconti con questo film e con Rocco e i suoi fratelli mi ha insegnato come combinare l’impegno politico con il melodramma infinito. Il Gattopardo è la sovrapposizione perfetta di questo binomio e poi Donnafugata è città di mia nonna»

Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini

«Il sublime della rinascita dopo l’invocazione della morte» 

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