Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra

Dal 15 dicembre 2018 all’8 aprile 2019, al Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina della Regione Campania la splendida esposizione Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra. Radio Monte Carlo è radio ufficiale

Appuntamento al Madre · Museo d’Arte contemporanea Donnaregina della Regione Campania, dal 15 dicembre 2018 all’8 aprile 2019, per l'affascinante esposizione "Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra", dedicata a uno dei grandi maestri della fotografia del XX secolo.

La mostra (a cura di Laura Valente e Andrea Viliani) è organizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York. A essere presentate sono più di 160 opere, raccolte seguendo un ipotetico dialogo tra antichità e modernità, tra fotografia e danza. L'esposizione è resa ancora più incisiva e coinvolgente anche grazie a un programma di performance dal vivo, commissionate appositamente ad alcuni dei più importanti coreografi della scena internazionale.

«Le opere del fotografo americano non erano mai state poste in un confronto diretto, prima d'ora, con quell'evidente componente performativa che sembra animarle»,  hanno spiegato i curatori Laura Valente e Andrea Viliani «La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee afferma così la sua vocazione di collettore fra diverse espressioni creative che si congiungono per ripensare sperimentalmente la fruizione e la natura stessa di un museo. Una “danza” fra opere e azioni coreografiche, che propone un'esperienza conoscitiva nuova delle opere dell'artista newyorkese, reinterpretate alla luce del dinamismo che scaturisce dai corpi ritratti. L'obiettivo di questa mostra è, dunque, coniugare l'aspetto espositivo e quello coreografico, attraverso il coinvolgimento di artisti che, per tutta la durata della mostra stessa, realizzeranno degli interventi site-specific in dialogo con le opere e con le suggestioni che esse evocano, restituendo loro nuova forza e ampliando la prospettiva con cui il pubblico vi si avvicinerà».

La mostra si apre con un’Ouverture, nella sala d'ingresso e nelle due sale attigue, dedicate alle due "muse" mapplethorpiane, Patti Smith e il collezionista d'arte e mentore di Mapplerthorpe, Samuel Wagstaff Jr.

Nelle cinque sale iniziali e nelle sei sale finali (prima sezione), il pubblico si ritrova in una sorta di “allestimento per immagini”  fra ballerini, atleti, body-builders, modelle e modelli che Mapplethorpe riprendeva con un'accurata preparazione nel suo studio.

Le due sale che precedono e seguono la sala centrale (seconda sezione) espongono i ritratti che ci raccontano il jet set newyorkese fra gli anni Settanta e Ottanta del XX secolo: Arnold Schwarzenegger, Philip Glass con Robert Wilson e David Hockney con Henry Geldzalher (1976); Deborah Harry (1978); Carolina Herrera (1979); Francesca Thyssen (1981); Louise Bourgeois e il gallerista della Pop Art Leo Castelli (1982); Doris Saatchi, Andy Warhol, Francesco Clemente e Lucio Amelio (1983); Susan Sontag (1984); Norman Mailer (1985), Louise Nevelson (1986), Laurie Anderson (1987); oltre alle immagini di ballerini e coreografi come Lucinda Childs, Gregory Hines, Bill T. Jones, Molissa Fenley e i danzatori dell'NYC Ballet.

La sala centrale (terza sezione) è un vero e proprio teatro tridimensionale, dedicato alle perfomance. Le due sale attigue sono  l'(Un)Dressing Room, con alcune immagini che ci introducono nella dinamica dello studio dell'artista, e la X (Dark) Room (vietata ai minori), con le opere più "segrete ed estreme" di Mapplethorpe, fra cui una selezione del famoso Portfolio X. Immagini che, come le altre del fotografo, mettono in scena un fitto dialogo con i soggetti universali della storia dell'arte.

Le performance di dicembre vedono in scena Olivier Dubois e Vadim Stein.

Olivier Dubois, incluso nella lista dei venticinque migliori ballerini al mondo nel 2011, è autore di una creazione originale commissionata e prodotta per il museo Madre, "In Dialogue with Bob" e "Le trésor (Oro nero e Oro bianco)", una installazione dedicata all’esperienza della profondità dell’oscuro e dei limiti della vista e della ragione di fronte al suo opposto.  

L'eclettico artista ucraino Vadim Stein ricrea invece le atmosfere dell’epoca in cui Mapplethorpe ha dato vita alle sue creazioni, con l’utilizzo anche dei celebri garzati. 

 Scopri tutte le informazioni

Robert Mapplethorpe si forma durante gli anni delle proteste contro la guerra nel Vietnam, delle rivolte studentesche e dei movimenti per i diritti civili. Nel 1967 conosce la giovane poetessa Patti Smith, che diverrà uno dei soggetti da lui più fotografati. E' del 1972 l'incontro con il collezionista e curatore Samuel Wagstaff Jr., che nel 1975 gli regala la sua prima macchina fotografica Hasselblad e che contribuirà in modo sostanziale all'affermazione dell'artista. Il 1973 è l'anno della sua prima mostra personale, "Polaroids", alla Light Gallery di New York, che documenta la scena underground newyorkese. Tra le sue collezioni di foto più celebri, Portfolio Y (raccolta di soggetti floreali e arborei), Portfolio Z (nudi in cui figurano soggetti afro-americani), Portfolio X (immagini S&M). Si susseguono le esposizioni negli Stati Uniti e in Europa, e i rapporti con intellettuali, scrittori, star dello spettacolo e aristocratici del vecchio continente. Nel settembre del 1986 Mapplethorpe scopre di aver contratto il virus dell'HIV. Nel 1988 l’artista istituisce una fondazione destinata alla conservazione delle sue opere, al supporto della creazione fotografica e al sostegno alla ricerca scientifica sul virus dell'HIV. L’artista muore il 9 marzo 1989, e da quell’anno si susseguono mostre a lui dedicate nei più importanti musei internazionali.

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