WEB RADIO

RMC 80
 
Monte Carlo Nights Story
 
MC2
 
Radio Kay Kay
 
Radio Festival
 
RMC Great Artists
 
rmc
 
Music Star Pino Daniele
 
RMC Italia
 
Music Star Jovanotti
 
Radio Bau & Co
 
Radio Monte Carlo FM
 
Music Star Zucchero
 
Mina: Ieri Oggi e Domani
 
Music Star Tiziano Ferro
 
RMC Marine
 
Music Star Giorgia
 
RMC BUDDHA-BAR Monte Carlo / Radio
 
RMC New Classics
 
Music Star Coldplay
 
RMC Duets
 
RMC Hits
 
RMC 90
 
RMC Love Songs
 

Speciale Cinema | GENIUS

La vera storia di William Maxwell Evarts Perkins "l''editor dei geni" raccontato nel film GENIUS

Solo un genio ne può scoprire altro.

William Maxwell Evarts Perkins (interpretato da Colin Firth nel film Genius) è nato nel 1884 a New York. Ha lavorato come reporter per il New York Times, prima di unirsi alla Charles Scribner’s Sons, una celebre casa editrice, fondata nel 1910 e molto importante ancora oggi.

La Scribner era già una casa editrice rinomata quando Perkins cominciò a lavorare con loro, pubblicando grandi lavori di autori noti, quali Henry James ed Edith Wharton. Perkins però aveva una grande passione per la scoperta di giovani autori, il cui lavoro era innovativo.

Nel 1919, Perkins riuscì a convincere i suoi capi a pubblicare il lavoro di un giovane scrittore di nome F. Scott Fitzgerald. Quando la Scribner pubblicò “Di qua dal paradiso” nel 1920, il libro annunciò l’arrivo di una nuova generazione letteraria, per la cui definizione Perkins dedicò gran parte del suo tempo e del suo lavoro. E così durante il suo periodo alla Scribner, ha curato i lavori di scrittori quali Ernest Hemingway, Marjorie Kinnan Rawlings, J.P. Marquand, Erskine Caldwell, James Jones, Marguerite Young e tanti altri.

Probabilmente, la relazione più importante è stata quella con un autore, che aveva vent’anni quando portò il suo manoscritto di 1100 pagine sulla scrivania di Max Perkins.

Thomas Clayton Wolfe (nel film Genius interpretato da Jude Law) scrittore estremamente prolifico, inviava valanghe di scritti a Scribner, con frasi così lunghe da poter coprire un’intera pagina e con uno stile soave, profondamente autobiografico, che immediatamente suscitò l’interesse di Perkins, nonostante l’editore fosse consapevole che, per rientrare negli standard di pubblicazione dell’epoca, avrebbe dovuto operare un radicale lavoro di editing sulle sue opere.

I due uomini strinsero un legame profondo, che li portò a collaborare sui primi due dei quattro romanzi di Wolfe, “Angelo, guarda il passato” (Look Homeward, Angel) e “Il fiume e il tempo” (Of Time and the River).

La loro relazione professionale durò meno di un decennio, ma segnò le loro vite fino alla loro scomparsa.  

Nonostante le proteste di Perkins, Wolfe dedicò “Il fiume e il tempo” proprio al suo editore: “Questo libro è dedicato a Maxwell Evarts Perkins un uomo onesto e coraggioso, che è rimasto al fianco dello scrittore di questo libro anche nei momenti di profondo sconforto. L’autore si augura che questo libro si dimostrerà all’altezza delle sue aspettative”.

Si trattava di un raro riconoscimento pubblico del lavoro a cui Max Perkins aveva dedicato la sua vita.

“Se torniamo agli esordi di Fitzgerald, Hemingway e Wolfe, erano stati tutti e tre degli scrittori rifiutati”, dice A. Scott Berg, che ha pubblicato la biografia “Max Perkins. L’editor dei geni” nel 1978, segnando così l’inizio del viaggio, durato trentacinque anni, della storia raccontata dal film Genius.

“In effetti, Fitzgerald era stato rifiutato tre volte dalla Scribner prima che Max Perkins scommettesse sul suo lavoro. Hemingway stava per essere abbandonato dal suo editore e Thomas Wolfe aveva ricevuto rifiuti da tutta la città. Perkins è stato capace di vedere la genialità in tutti e tre questi autori e ha lavorato con loro, spesso nel suo tempo libero. Scribner non era nemmeno interessato; Perkins arrivò a dire a ognuno di loro “Anche se dovremmo rivolgerci altrove per farvi pubblicare, io vi aiuterò”.

La scelta del titolo di Berg non è casuale. La definizione latina di “genio” si riferisce a una divinità custode, che veglia su di una persona. “E Perkins divenne letteralmente un angelo custode per questi scrittori”, sottolinea Berg. “Chi era il genio in questa relazione? Perkins era un editor geniale o piuttosto l’editor del lavoro di geni?”

Perkins non era un editor come gli altri. Lui ha cambiato la figura dell’editor, portandola al di là del ruolo di semplice correttore di ortografia e grammatica. “È stato il primo a portare nell’ambiente un importante contributo creativo”, dice Berg. “E a parte questo, lui è stato in grado di capire che il momento in cui un autore ha davvero necessità di un editore, non è quando il lavoro è terminato, ma quando lo scrittore è in difficoltà con il manoscritto… Perkins, per i suoi scrittori, era un amico, un consulente matrimoniale, uno psichiatra e un supporto economico. Ha svolto questi ruoli non sono per Fitzgerald, Hemingway e Wolfe, ma per centinaia di altri scrittori”.

“Max Perkins diceva sempre che il suo unico lavoro era di far arrivare libri brillanti ai suoi lettori”, dice John Logan, che ha scritto la sceneggiatura di Genius. “Desiderava essere invisibile. Era profondamente coinvolto nella creazione di questi libri, ma il suo obiettivo era che emergesse la voce di Wolfe, non la sua.”.  

Il passaggio del tempo non ha attutito l’impatto del lavoro di Wolfe, anche se oggi non è certamente considerato come i suoi contemporanei, Fitzgerald e Hemingway. “Devi essere un vero esperto letterario per conoscere Max Perkins, ma oggi penso che sia così anche per Thomas Wolfe”, dice Jude Law, “La sua storia non fa parte della coscienza moderna nello stesso modo di quella di Fitzgerald e di Hemingway, ma è lo stesso una base di partenza per un racconto emozionante. Non si tratta solo di una dinamica relazionale estremamente interessante da esplorare, ma di una storia che si poggia sulle spalle di due grandi uomini, che sono davvero poco conosciuti”.

L’intensità della relazione tra Wolfe e Perkins, ha messo a dura prova le altre relazioni nella loro vita. “Alla fine, per Tom, l’unica cosa importante era il lavoro”, dice Law. “Si trattava di una scelta estremamente egoista e alla fine l’egoismo portò con se l’indulgenza. Divenne un uomo indulgente verso se stesso a spese degli altri, ma per lui il lavoro era quasi una missione”.