Chiara Papanicolaou

Chiara Papanicolaou

Parlare e comunicare sono la mia vita, il mio lavoro, la mia passione.

Si dice che nella vita si viaggia per poi tornare a casa. A me è andata proprio così. Se soltanto due anni fa mi avessero detto che sarei tornata a vivere a Torino, non ci avrei creduto. Pensavo che la mia vita ormai fosse a Roma, dove vivevo da quasi dieci anni, con una grande nostalgia della mia città. Ma volere è potere. Fra tante traversie, riesco a tornare sotto la Mole. E "pendolo" (non credo che esista il verbo pendolare) su Milano per venire in onda.

Non so vivere che in città, ma la linfa vitale è in Grecia, a Rodi, lì dove c'è il mio mare e le mie radici, che spiegano il mio cognome tanto complicato. A Rodi sogno di poter vivere da pensionata (quindi mai), almeno sei mesi l'anno.

Parlare e comunicare sono la mia vita, il mio lavoro, la mia passione. Eppure amo il silenzio, le serate a casa, da sola, a leggere; almeno, un tempo era così. Ora che ho un bimbo di 15 mesi, la parola silenzio è stata bandita dalle mura domestiche. C'è chi mi definisce selvatica.

Negli ultimi anni una domanda che spesso mi viene rivolta è "come si fa a fare radio"? E io continuo a rispondere che non so spiegarlo, continuo a ritenermi una speaker "inconsapevole". La radio è una magia. Posso solo dirvi che la sensazione di avere l'Italia in una cuffia è meravigliosa, sapere che arrivo alla gente mentre guida, cucina, studia, lavora, mentre è arrabbiata o euforica, è inebriante. Strappare un sorriso a qualcuno che tamburella distrattamente le dita sul volante fermo al rosso è la mia gratificazione.

Abbiamo tutti dei rimpianti. Il mio è quello di non essere emigrata al nord, ventenne, a Londra, piuttosto che a sud, a Roma. Ma come dice Milan Kundera la vita è un palcoscenico sul quale debuttiamo senza mai aver fatto le prove, è un buona la prima. Mi ripeto questa frase quando capisco di aver fatto un errore sul quale non posso ritornare.

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