Uomo, così ti voglio!

Vita da Arbiter

Uomo, così ti voglio!

Il modello di riferimento del maschio bianco alfa sta tramontando, causa la globalizzazione. Si è passati da Lord Byron a Marlon Brando, quindi da Brad Pitt ai tronisti e a Sean Combs

Conoscete il detto: «Saper scegliere è una dote, ma per saper scegliere bisogna essere sicuri di sé»? «L’uomo incerto si sente sollevato quando al ristorante può ordinare la stessa steak tartare e fragole del tutto simile a quelle appena chieste al cameriere dalla moglie», scriveva alla metà degli anni 50 Louise Lévêque de Vilmorin, scrittrice francese snobissima, coltissima e perfida di cui esiste una rara traccia video nelle teche Rai datata 1967, dov’è seduta accanto al caminetto di casa e si scaglia con la sua vocetta acuta contro la moda delle minigonne che, indossate anche dalle donne brutte, le pare proprio orribile. Guardandosi intorno in quell’epoca che a noi, oggi, pare così vitale, ricca di speranze e attiva, de Vilmorin osservava come fossero scomparsi «i modelli di un tempo», uomini di grande eleganza e seduzione come Lord Byron, Edoardo VII o il Principe di Galles, lasciando il posto nell’immaginario comune agli «attori del cinematografo», e deplorando naturalmente che «ormai» non solo ci si vestisse «ma perfino ci si atteggiasse, si fumasse e ci si divertisse come Marlon Brando e James Dean». Ogni epoca tende a vedere in quelle precedenti una presunta età dell’oro e a deplorare i costumi del momento: lo facevano perfino i grandi oratori e pensatori della Roma imperiale ricordando la Repubblica, dunque è ovvio che, in questo perenne vagheggiare di tempi passati, si tenda a mitizzare figure ormai trasformate in polvere, alle quali la patina del tempo pare però aver cancellato rughe, tic e comportamenti riprovevoli, trasformandoli in fonti di ispirazione perenni o, per usare un termine molto di moda, in «icone». 

 

Adesso che il modello maschile popolare del momento non gode nemmeno di un nome proprio ma è racchiuso in una serie di definizioni mediatiche come «tronista», «gieffino», «influencer», e che perfino gli attori sono in ribasso, confusi in una ridda di nomi e di volti sempre uguali da quando George Clooney ha deciso di mettersi dietro la cinepresa e si sono perse le tracce di Brad Pitt, le star hollywoodiane del secolo scorso ci appaiono come fulgide stelle nonostante, per gli standard morali di oggi, è probabile che un tipetto dominante e predatore come Marlon Brando sarebbe finito in qualche cosiddetta «shit storm» del genere che ha travolto Harvey Weinstein e che Lord Byron sarebbe stato messo all’indice come uomo violento e sospetto amante incestuoso (era notoriamente legato alla sorellastra Augusta Leigh, fatto tacitamente accettato agli inizi dell’800 anche in virtù della sua posizione sociale, ma che oggi non verrebbe tollerato). La verità è che non esistono più modelli di riferimento unici e soprattutto univoci. Per dire: il nuovo creativo del momento, Virgil Abloh, appena nominato direttore creativo di Louis Vuitton Homme, a neanche quarant’anni ha un passato da rapper, produttore, art e style consultant per Kanye West e imprenditore del leisurewear, con il brand Off White (curiosità: gli uffici milanesi si trovano accanto allo storico palazzo di Krizia, in via Manin).

 

La globalizzazione degli stili, dei gusti e delle proposte ha reso del tutto obsoleto anche il riferimento del cosiddetto uomo alfa bianco, sostituendolo con volti, figure e stili in cui vanno identificandosi razze, etnie e culture diverse da quella vetero-europea, in un rimando continuo di suggestioni, dettagli e storie. Se, per un buon terzo dell’universo, l’icona degli ultimi anni è il rapper e businessman afroamericano Sean Combs, il provocatorio ed elegantissimo P. Diddy, ora per esempio quella tipologia maschile ha avuto la propria consacrazione nel calendario Pirelli 2018 firmato da Tim Walker. I modelli cinesi e le fattezze orientali sono diventati comuni nelle pubblicità e di «orientalismi» sempre rinnovati sono piene le collezioni degli stilisti. La stessa definizione di eleganza, che per tutto il secolo scorso ci sembrava unica e definitiva (giacca e cravatta, entrambe di buona fattura) ha assunto aspetti diversi. Tempo fa, per esempio, alla cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Palermo a un’amica, tutte noi signore abbiamo guardato ammirate il dignitario nordafricano in kaftan grigio perla il quale, rispetto ai nostri compagni e accompagnatori in grisaglia, ci sembrava ben più dignitoso ed elegante. Questo non significa che vorremmo vedere i nostri mariti in una lunga tunica di cotone operato, ma che il modello di riferimento unico, e lo si è visto anche nelle ultime proposte di moda maschile per questa estate, sta decisamente tramontando. Dunque, i signori indecisi, nella scelta del menù e della cravatta, potranno fare quello che hanno sempre fatto, ovvero rivolgersi alla propria moglie.

Fabiana Giacomotti

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