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Noia in palestra

Gli accorgimenti per tenere sempre vivo l'interesse

Noia in palestra

Non riuscire a concentrarsi durante l’allenamento non è un buon segnale: siamo alla frutta, perché il gioco non ci diverte più. A quel punto, sia il trainer che il 'fitnessista' che lo segue, devono saper leggere la partita, che prevederà un immediato cambio di strategia: per stare sull'esempio basti pensare all'allenamento dei polpacci, saltati a piè pari quando non ne possiamo più per correre sotto la doccia a rilassarci. Soluzione: ribaltare il piano di esercizi previsti e prendere il malcapitato per le orecchie costringendolo a sostituire il warm-up iniziale con 5 minuti di sollevamenti sull'avampiede.

Il segreto è spiazzare

Spiazzare, è questa la soluzione. Spiazzare per soffiare sulla brace palestrara. La noia arriva perché la passione per esercizi sempre uguali scatta solo per i fissati, mentre per i due terzi dei frequentatori palestra la fuga è dietro l'angolo. Anche creare un mix di esercizi terra-acqua può essere una soluzione: se stiamo facendo un allenamento coi pesi che preveda una sessione finale di nuoto in piscina, si potrà invertire occasionalmente l'accoppiata. La noia è collegata coi sistemi d'allenamento tradizionali che prevedono serie e ripetizioni tutte uguali e che non dovendo rispondere a sollecitazioni o variabili esterne come in una partita di tennis o calcio, richiedono tenacia. Ma se in questi schemi il trainer e l'allievo non ci mettono del loro, per esempio togliendo di mezzo gli esercizi odiati ma più utili piazzandoli all'inizio del training, il rapporto maestro/allievo non porterà a risultati. Il contrario della noia è la trance-agonistica, che scatta quando ci si avvia verso una sequenza completamente nuova di esercizi. Occhio all'over-training in questo caso, ma se non riusciremo a fermarci più, stra-entusiasmo, vorrà dire che avremo superato il blocco e alzato l'asticella.

Roberto Romano

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