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Il discorso di S.A.S. il Principe Alberto all'ONU

Il discorso di S.A.S. il Principe Alberto all'ONU

Il tema affrontato è stato il riscaldamento globale.

S.A.S. il Principe Alberto II ha parlato il 23 settembre all'assemblea dell'ONU, affrontando il tema del riscaldamento globale. Ecco il testo del discorso (foto: Palais Princier) Signore e signori, cari amici Rappresento qui un paese bagnato da un mare tanto bello quanto fragile, un paese che ha da tempo capito che, come per tutti gli altri, il suo futuro dipende da quello del pianeta, del suo clima, dei suoi equilibri. Non ricorderò dunque in questa sede gli interessi di un solo territorio, di una regione o di un continente. In effetti, mi preoccupo di tutte le regioni, di tutti i mari, di tutte le specie viventi oggi minacciate dal riscaldamento climatico, in una parola dell’intera umanità, che deve affrontare un pericolo di cui è responsabile. Il riscaldamento attuale non è un caso nella lunga storia climatica della terra. È la conseguenza d’errori e di eccessi, dell’indifferenza che, per ignoranza o cecità, l’umanità ha per troppo tempo manifestato riguardo l’ambiente. Ecco perché questo riscaldamento ci impone ben più che dei semplici aggiustamenti. Di fronte a questa realtà noi non abbiamo altra scelta che rimettere in discussione un buon numero di principi e di abitudini su cui abbiamo finora fondato il nostro sviluppo. Riconoscere la dipendenza dell’uomo dall’ambiente, affermare la necessità di consegnare ai nostri figli un pianeta il più possibile protetto. Questo ci impone di reinventare i nostri mezzi di trasporto, la nostra alimentazione e le modalità produttive, controllare certe forme di potere. Per lottare contro il riscaldamento climatico e tentare di limitarlo, dobbiamo impegnarci tutti insieme. Quale che sia la situazione geografica, economica o politica, tutti gli stati dovrebbero oggi prendere in considerazione l’interesse superiore dell’umanità. Mentre si attende la conferenza di Lima, e poi quella di Parigi, che sarà senza dubbio una delle ultime occasioni per prendere decisioni utili a mantenere il riscaldamento del pianeta a un livello sostenibile, l’ urgenza si fa stringente.  Da parte sua, il mio paese comunicherà all’inizio del 2015 il suo contributo nazionale. Per trasformare in profondità lo stile di vita di miliardi di uomini e creare un nuovo modello energetico, gli stati dovrebbero anche appoggiarsi sia alla società civile, che al settore privato, che per le sue capacità inventive gioca oggi un ruolo determinante per dar vita a un’economia che non si basi sul monossido di carbonio. Penso allo sviluppo di energie rinnovabili provenienti, nello specifico, dal mare, come noi facciamo già da tempo a Monaco, con le pompe di calore. Lo sviluppo di energie rinnovabili è ancora troppo limitato. Deve essere dunque sostenuto da politiche pubbliche molto determinate. Penso anche al miglioramento dell’efficacia energetica, tema su cui il mio paese si è mobilitato con partner privati e finora ha ottenuto buoni risultati. È superando i nostri interessi particolari che provocheremo i cambiamenti indispensabili. Preoccuparsi realmente delle generazioni future implica l’accettazione e il mantenimento di impegni chiari sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Monaco, che ha rispettato gli impegni del primo periodo del protocollo di Tokyo, prosegue in modo intensivo nei suoi sforzi per eliminare i gas serra del 30% rispetto al 1990 entro il 2020, e ha fissato di ridurli dell’80% nel 2050. So che anche  numerosi altri paesi si sono impegnati in sforzi importanti in questa direzione, ma si tratta di sforzi inutili finché restano isolati. Ecco perché dobbiamo lavorare insieme, in un clima di sincerità e solidarietà, contribuendo per esempio, come farà il mio paese, ai fondi verdi sul clima. Vorrei infine parlare di un problema troppo spesso trascurato ma legato strettamente all’evoluzione del clima: la situazione degli oceani.  Questi indispensabili regolatori termici del pianeta sono ugualmente vittime delle emissioni di gas serra, che provocano una loro inquietante acidificazione. Per proteggerli meglio, anche in questo campo dobbiamo cooperare più ampiamente, aprire negoziati in vista della gestione durevole dei mari, nel quadro della convenzione di Montego Bay, o adottando un obiettivo di sviluppo durevole degli oceani mondiali. In effetti, non possiamo trovare soluzioni stabili per la tutela del nostro pianeta, se non all’interno di una realtà come quella che ci riunisce oggi, le Nazioni Unite. Le sole adatte a fare della difesa del clima una battaglia globale, coerente ed efficace, nel superiore interesse dell’umanità Grazie