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Bryan Ferry: "Io, come il Grande Gatsby"

Bryan Ferry: "Io, come il Grande Gatsby"

L'artista britannico si racconta, tra cadute, risalite, amori e idoli

Bryan Ferry «Sì, mi identifico con il Grande Gatsby, chi non lo farebbe venendo da un background di povertà come il mio?». Il cantante, compositore e musicista britannico Bryan Ferry è tra gli artisti che hanno collaborato, con la sua The Bryan Ferry Orchestra e il brano “Love is the drug”, alla colonna sonora del “Grande Gatsby”, il nuovo film in 3D firmato da Baz Luhrmann e ispirato al romanzo di Scott Fitzgerald. Cresciuto a Washington, a pochi chilometri da Newcastle, l’artista si rivede in certi tratti del celebre personaggio. «Sono cresciuto in una realtà senza sofisticazioni. Ho recintato una casa come quella di Gatsby», ha spiegato in una recente intervista al The Telegraph. Riguardo ai picchi e alle cadute della vita dell’eroe di Fitzgerald, dovute soprattutto all’ossessione per una donna, Daisy, Bryan ha poi commentato: «Sì, mi ritrovo in quella posizione, sì. Credo che nella vita ci siano parecchie cose che in un certo senso sfuggono via. È il fato? È quello che deve essere? Immagino di sì. Ed è un’ottima ragione per approfittare al massimo di ciò che ti accade». Il cantante ha scritto diversi brani eloquenti sull’amore nel corso della sua lunga carriera. Che cosa gli ha insegnato in merito l’esperienza? «Questo è davvero un enigma – ha risposto -. La musica che scrivo generalmente nasce dall’emozione e perciò si accompagna molto bene con testi sull’amore, poi non ho un particolare interesse nel cantare di vita in fattoria o di qualche guerra. La musica che creo è piuttosto melodica, credo che scrivere melodie sia la cosa che mi riesce meglio», ha aggiunto, per poi ammettere: «Sto cercando in tutti i modi di evitare la sua domanda. La verità è che sull’amore non so nulla». Come David Bowie, Ferry è una delle icone della sua generazione, una di quelle star che egli stesso idolatrava e che sognava di diventare. «Mi ripeto sempre che i miei idoli alla fine erano solo persone. Marilyn (Monroe, ndr) era una dea sul grande schermo, ma in realtà era anche una povera ragazza sola. Persino il re Sole, Luigi XIV, era solo un ragazzo. Non mi sveglio la mattina pensando di essere un’icona, sarebbe strano. Mi piace andare al lavoro tutti i giorni per cercare di combinare qualcosa». (Foto Corbis)