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Asaf Avidan: mi sento un bluesman

Asaf Avidan: mi sento un bluesman

L'artista israeliano, autore di "Different pulses", parla della sua voce e delle affinità con i bluesmen

Asaf-Avidan «Non ho seguito vocal training di alcun tipo, non avevo mai riflettuto sulla particolarità del mio timbro fino a quando i critici e il pubblico non hanno cercato di inserirmi in una categoria, e di individuare a chi somigliassi». Così racconta il cantante israeliano Asaf Avidan durante un'intervista al settimanale Amica, insistendo sulla forza espressiva della sua voce: «Viene fuori dalla necessità di esprimere le emozioni che provo. A volte emetterla è molto difficile, una sfida fisica soprattutto sui toni più acuti. Uso tutto il corpo, ogni fibra di me stesso». Se dovesse scegliere una categoria di cantanti cui ispirarsi, l'artista di Gerusalemme non avrebbe dubbi: i bluesman. «Avevano vite dure, pativano molto dolore, sentivano la necessità di un mezzo per esprimere i sentimenti più profondi. Avevano voci sporche, e la mia è una voce sporca. Allo stesso tempo è anche una voce che trasforma i miei sentimenti mentre la emetto, non c'è nulla di intenzionale, di astratto. Succede, e basta». Asaf lavorava nelle produzioni di cartoon e mai avrebbe pensato di fare della musica, per quanto l'amasse, una carriera. Poi un giorno dopo aver perso «casa e fidanzata», si mise a comporre canzoni. «La musica mi ha curato, mi ha purificato», spiega l'autore dell'album “Different pulses”, attualmente in tour in Francia, per poi spiegare il chiacchierato video del suo singolo “Love it or leave it”, in cui  dei mimi, sia uomini che donne, si mostrano nudi con il viso coperto da una maschera raffigurante il suo volto. «Gli artisti devono avere un'idea chiara di quello che fanno - precisa-, quindi non ho girato il video per sbaglio. La nudità rappresenta la purezza del corpo umano, ed è anche un modo efficace per fare risaltare la maschera. Intendevo suggerire di accettare se stessi, senza nascondersi, senza giudizio».