Salone del Libro: ad Aramburu il premio Strega europeo

Salone del Libro: ad Aramburu il premio Strega europeo

A Torino sono arrivati in tanti per la kermesse dedicata alla narrativa: molto apprezzato anche “Se vuoi vivere felice” di Fortunato Cerlino, alias don Pietro Savastano

Si conclude oggi l’edizione 2018 del Salone del Libro di Torino, la kermesse letteraria che ormai da anni raccoglie tutti i migliori scrittori del mondo e li riunisce nella cittadina piemontese.

Fernando Aramburu si è aggiudicato il premio Strega europeo grazie al suo romanzo “Patria”, edito da Guanda. Il premio, nato nel 2014 quando spettava all’Italia il semestre di presidenza al Consiglio UE, ha visto in finale Lisa McInerney con “Peccati gloriosi”, Oliver Guez con “La scomparsa di Josef Mengele”, Lize Spit con “Si scioglie” e Auður Ava Ólafsdóttir con “Hotel silence”.

“Patria” è un libro complesso, un romanzo di oltre seicento pagine che narra delle contraddizioni di un Paese, la Spagna, alle prese con le comunità autonome e quella basca in particolare. Ambientato negli anni Ottanta affronta la storia di due famiglie che attraversano periodi molto difficili come quelli degli attentati dell’Eta. Aramburu si è detto onorato del premio e ha riconosciuto una grande fioritura di scrittori spagnoli: «Nelle comunità che soffrono, nei Paesi dove il dolore dimora, è più facile esprimere questi sentimenti scrivendo un libro. Io alla letteratura ci sono arrivato relativamente tardi: avevo 37 anni. E la mia passione per la scrittura si rivolgeva alla poesia».

Al Salone del Libro grande attenzione è andata anche a Fortunato Cerlino, alias don Pietro Savastano nella serie “Gomorra”, e al suo “Se vuoi vivere felice”, un libro dove l’attore, alla sua prima prova da scrittore, racconta della sua vita da giovane nella provincia napoletana, la sua lunga e faticosa strada prima di arrivare ad emanciparsi. «Attenzione, questa non è un’autobiografia» precisa Cerlino: fatti veri infatti si mescolano alla finzione, per un libro iniziato a scrivere quando l’attore aveva solo 10 anni: «Mi imbattei in un cadavere. Andai a casa e mi misi a scrivere. Così ora è l’inizio, il primo racconto del libro. Tutto sommato molto vero» spiega. Una realtà difficile per un giovane ragazzo, che sin da subito ha espresso il desiderio di scappare da un contesto problematico: «Volevo allontanarmi da quel clima violento che non comprendevo. Oggi so che era il frutto di una crisi economica e politica. E nel libro ho cercato di raccontare perché nascono certe rabbie e certe violenze». Ma «la rabbia va trasformata in rivalsa, mai in violenza».

Now on air